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giornale on-line degli alunni della Tasso
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dalla scuola |
anno scolastico 2011-2012 |
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NUNCA MAS
DESAPARECIDOS: CAPITOLO ATROCE DELLA STORIA DEL '900
di Maria Chiara Moretti III D
Dopo tre anni di costante studio, finalmente ora ci troviamo ad
affrontare argomenti più vicini ai nostri giorni. Stiamo approfondendo,
infatti, la storia del Novecento. Questo è stato definito dagli storici
“il secolo breve” o “il secolo di sangue” per le atrocità commesse
dall’ uomo verso i propri simili. Noi, nuove generazioni, dobbiamo
essere al corrente di ciò che è accaduto per far sì che non si ripeta
mai più.
Una pagina di storia che ha suscitato in me molto interesse è quella
sull’Argentina degli anni ’70 del secolo scorso, ovvero il fenomeno dei
Desaparesidos.
“Desaparecidos” in spagnolo significa “scomparsi” e si riferisce a tutti
coloro che, uomini e donne, anziani e bambini, in diversi paesi
dell’America Latina, non solo in Argentina, furono sequestrati dai
regimi militari, torturati, mutilati, uccisi e infine fatti sparire nel
nulla. Il 24 marzo 1976 le forze armate argentine rovesciarono il
governo costituzionale. Impiantarono fino al 1983 un regime di terrore
organizzato che fece sparire almeno 30 mila persone, di ogni età e di
ogni condizione sociale. Le vittime venivano rinchiuse in luoghi
segreti, in prigioni e campi di concentramento, seviziate anche per
mesi, spesso drogate e gettate ad affogare nel Rio de la Plata, o
caricate su aerei militari per essere scaraventate nell’oceano.
Centinaia di bambini, assieme ai loro genitori, vennero rapiti, oppure
furono fatti nascere nei centri di detenzione dove venivano condotte
appositamente le ragazze incinte. Molti furono adottati dai membri delle
forze militari, altri abbandonati in istituti o uccisi. Tanti, venduti a
coppie sterili vicine al regime. Esistevano delle vere e proprie liste
di bambini “rubati”. Venivano registrati come figli legittimi dagli
stessi membri delle forze repressive e privati in questo modo della loro
vera identità.
Tipico del fenomeno dei
desaparecidos fu la segretezza con cui operarono le forze
governative; gli arresti ed i sequestri avvenivano spesso di notte ed in
genere senza testimoni, così come segreto rimaneva tutto ciò che seguiva
all'arresto: le autorità non fornivano ai familiari la notizia degli
avvenuti arresti; in questo periodo, mamme, disperate, con un fazzoletto
bianco avvolto intorno al capo andavano a manifestare il loro dolore
nelle piazze, soprattutto le note “Madri di plaza de Mayo” a Buenos
Aires. A scopo di ottenere informazioni sui loro figli scomparsi nel
nulla senza lasciare traccia. |
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27 gennaio 2012
LA GIORNATA DELLA MEMORIA
di Martina Staiano IIIF
Il 27 gennaio del 1945 fu il giorno in cui vennero abbattuti i cancelli
di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. La
Giornata della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento
Italiano con la legge n°211 del 20 luglio 2000. L’Italia, inoltre ha
aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come
giornata di commemorazione delle vittime del fascismo e in onore di
coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Questo giorno è celebrato anche da molte altre nazioni, come la Germania
e la Gran Bretagna. Per indicare lo sterminio attuato dalle truppe
naziste verso il popolo ebraico si usa il termine “Shoah”, un vocabolo
ebraico che significa distruzione. La Shoah è un evento terribile
della storia che non può lasciarci indifferenti. Si tratta di un trauma
che ha coinvolto anche noi italiani e che ha lasciato un segno doloroso
nella nostra storia. Nei racconti dei nostri nonni sulla seconda guerra
mondiale, sentiamo narrare fatti su ebrei deportati e perseguitati, di
vagoni per il bestiame pieni di ebrei che sostavano nelle nostre
stazioni ferroviarie, ma anche di ebrei nascosti da persone private o
dai conventi. Questo sterminio fu voluto e pensato da Adolf Hitler, che
salì al potere nel 1933. Furono uccisi più di 6 milioni di uomini, donne
e bambini ma anche zingari, rom e persone con handicap.
La maggior parte dei sopravvissuti, ha scritto libri e ha raccontato la
propria vicenda a testimoniare la situazione tragica che si viveva. Due
anni fa la nostra scuola ha organizzato un incontro con un ebreo
sopravvissuto ai campi di concentramento: Samuel Modiano; e durante la
sua conferenza ha espresso una riflessione che voglio citare …:”LA MORTE
NON MI HA VOLUTO – ripete più volte commosso – NON MI HA VOLUTO PERCHE’
POTESSI ESSERE QUI OGGI CON VOI PER RICORDARE CIO’ CHE E’ SUCCESSO
PERCHE’ NON SI RIPETA E PER INVITARVI AD APRREZZARE CIO’ CHE VOI AVETE,
UNA FAMIGLIA, LO STUDIO, LA LIBERTA’ TUTTO QUELLO CHE A ME E A TANTI
COME ME E’ STATO NEGATO.”
Inoltre, la nostra scuola ogni anno ricorda la Shoah con la visione di
film, quest’anno le classi terze hanno assistito alla visione del film
“Vento di Primavera”, le seconde del film “Senza destino” e le prime “Il
bambino con il pigiama a righe”.
Quindi, fare memoria della Shoah è importante per conoscere e
meditare su quanto è successo e per aiutare a tenere vigile la
coscienza, affinché non si ripetano gli orrori del
passato. |
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IL GIORNO DELLA
MEMORIA
di Miriam De Maio III
F
Lo scorso 27 gennaio, dopo sessantasette anni, abbiamo ricordato il
Giorno della Memoria.
Infatti, il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli dei campi di
concentramento di Auschwitz in Polonia e di altri creati dalla Germania
nazista dove erano stati commessi atti di incredibile violenza. Tali
crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico, ma contro
tutta l’umanità, segnando un punto di non ritorno nella Storia.
Il
14 giugno
1940,
anche se ancora in fase di costruzione e di ampliamento, il campo di
Auschwitz ricevette il primo convoglio di 728 deportati, accolti dal
direttore del lager con le parole: « Non siete venuti in un
sanatorio, ma in un campo di concentramento tedesco. Da qui non c'è
altra via d'uscita che il camino del crematorio. Se a qualcuno questo
non piace, può andare subito contro il filo spinato. Se in un trasporto
ci sono degli ebrei, non hanno diritto a sopravvivere più di due
settimane, i preti un mese e gli altri tre mesi »
I convogli erano composti da vagoni merci contenenti ciascuno dalle 80
alle 120 persone costrette ad inimmaginabili condizioni di vita e che
spesso viaggiavano per 10-15 giorni prima di raggiungere la loro ultima
meta.
Appena arrivati a destinazione i treni venivano rapidamente scaricati
dal loro triste carico umano ed avveniva la selezione, tra gli «abili al
lavoro» e coloro da inviare direttamente alla morte. I prigionieri che
erano arrivati prima (gli internati) avevano l'assoluto divieto, pena la
morte, di parlare con i nuovi arrivati per evitare il panico negli
stessi, e provvedevano a scaricare i treni in arrivo. Gli uomini
venivano separati dalle donne e dai bambini. A questo punto personale
medico delle
SS
decideva chi era «abile al lavoro». Mediamente solo il 25% dei deportati
aveva possibilità di sopravvivere. Il restante 75% (donne, bambini,
anziani, madri con figli) era inviato direttamente alle camere a gas.
I prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano condotti nei bagni,
privati dei loro indumenti, di eventuali monili e dei documenti
d'identità: potevano conservare solo un fazzoletto di stoffa. Poi
venivano rasi su tutto il corpo, lavati e veniva consegnato loro il
vestiario da campo: una casacca, un paio di pantaloni ed un paio di
zoccoli. Poi venivano registrati, marchiati sul braccio sinistro con un
numero progressivo che avrebbe sostituito il loro nome. Nei campi non
c’era nessuna assistenza medica e fame ed epidemie erano all'ordine del
giorno.
Dopo 5 anni di atroci crimini, l'apertura dei cancelli ad Auschwitz
mostrò al mondo i sopravvissuti allo sterminio e gli strumenti di
tortura e di annientamento. Oggi il campo di concentramento di Auschwitz
è un luogo dedicato alla memoria delle vittime che lì vennero uccise.
Guardando la televisione
ed i telegiornali ho sentito molto parlare della shoah e vedere le
immagini o le fotografie è stato per me sconvolgente: pensare che la
razza ebraica sia stata quasi completamente sterminata è assurdo. Dal
racconto dei sopravvissuti appare un dolore incancellabile per il
ricordo dei familiari sterminati e per le violenza subite, ma anche una
profonda riconoscenza per il destino che li ha voluti superstiti. Per
loro é importante ricordare a noi e a quanti non c’erano che queste
atrocità non vanno dimenticate, mai! |


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27 gennaio 2012
GIORNATA DELLA MEMORIA
LA SHOAH DEI BAMBINI NELLA PARIGI OCCUPATA
di Roberta
Marfella, Francesca Verde,
Francesca D'Auria,
Maria Chiara Moretti,
Eleonora Palomba
Il giorno 25 gennaio nell’ambito delle iniziative promosse dalla nostra
scuola per celebrare la giornata della Memoria abbiamo visto film "Vento
di primavera" (in francese "La Rafle", il rastrellamento).
Il film è ambientato in Francia nell'estate del 1942, periodo in cui la
Francia è sotto l'occupazione tedesca. Su tutto il territorio francese
risiedevano numerosi ebrei -circa 25.000-. In particolare a Parigi erano
concentrati nel quartiere di Montmartre.
Erano perfettamente integrati, vivendo la vita sociale e pubblica.
Alcuni ricoprivano cariche pubbliche importanti. In relazione ai primi
movimenti antisemiti originati in Europa, gli ebrei furono identificati
con la stella di David ben in vista cucita sugli indumenti. Quando la
Germania progettò la shoah, cioè la soppressione fisica di 6 milioni di
ebrei, intimando a tutti gli stati d'Europa l'identificazione e la
deportazione di tutti gli Israeliti presenti su ciascun territorio
nazionale, a Parigi iniziò la persecuzione antiebraica con una serie di
misure discriminatorie, come l'esclusione degli ebrei da qualsiasi
attività pubblica.
Hitler volle dallo stato collaborazionista di Vichy il rastrellamento di
almeno 20.000 ebrei dai quartieri parigini.
Nello stesso quartiere viveva anche la famiglia di Joseph, 10 anni.
Nella notte tra il 15 e il 16 Luglio, furono arrestati oltre 13.000
ebrei. Vennero divisi in 2 categorie: le famiglie con figli e le persone
nubili. Le prime, furono radunate nello stadio del velodromo d’inverno,
il Vel d’Hiv di Parigi.
I secondi furono invece smistati nel campo di Drancy, alla periferia
della capitale francese, in attesa di essere deportati ad Auschwitz. Ma
un mattino Joseph e gli altri bambini vengono separati dai genitori.
Questa drammatica separazione valse la salvezza del piccolo Joseph. Il
medico ebreo e l'infermiera Annette che si occupavano dell'assistenza di
tutti i deportati, sfiniti dagli stenti, dalla fame, dalle fatiche,
hanno dimostrato grande amore e rispetto della dignità umana.
Milioni di persone, senza colpa alcuna, sopportarono violenze disumane,
vennero annientate nella propria dignità e sterminate nelle camere a gas
e nei forni crematori. Questa tragedia si stende sull’Europa e sul
mondo. È un crimine che macchia per sempre la storia dell’umanità.
Accompagnati dai nostri docenti, abbiamo compiuto un “viaggio
nell’orrore della nostra storia”. Attraverso lo studio, la lettura di
brani, la visione di film, sappiamo che milioni di bambine e di bambini,
di uomini e di donne, sono state sfinite dalle fatiche, dagli stenti,
dalla fame, dalle malattie, schiavizzati e massacrati con metodi
industriali e con freddo perfezionismo.
Concludiamo con una nostra riflessione “Coloro che non sanno ricordare
il passato, sono condannati a ripeterlo”.
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sfinge testa di morto
morfon

agrias

falena

bruco





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VISITA AL MUSEO DELLE FARFALLE
“L’incommensurabile bellezza delle farfalle”
di
Anna Maria Savarese ID
Il 16 Gennaio 2012, sono andata al museo delle farfalle con la mia
classe. Ero emozionata perché mi avevano detto che c’erano tantissime
farfalle provenienti dai paesi orientali. Quando siamo arrivati, Daniela
(la guida) ci ha accolti amorevolmente e subito ha spiegato che le
farfalle sono insetti innocui e che, per difendersi, si mimetizzano. Ha
mostrato un quadro chiedendo quante farfalle ci fossero. Noi abbiamo
risposto due, ma guardando bene le farfalle erano diciassette. Quando
Daniela l’ha detto mi sono stupita, perché quelle farfalle mi sembravano
foglie. Dopo ha preso un altro quadro dove c’erano tanti tipi di
farfalle. Mi ha colpito una farfalla chiamata “Civetta”
perché, capovolta, avendo un colore marroncino e due occhi disegnati
sulle ali, mi sembrava una civetta. Infatti molti predatori, come le
lucertole, vedendo una civetta, scappano.
Ho scoperto che alcune farfalle sono velenose per gli animali, ma non
per l’uomo. Il predatore, mangiandole, ha la febbre e mal di pancia,
altre, invece, se vengono mangiate sono mortali. Le farfalle avvisano il
predatore di essere velenose con il colore vivace delle loro ali. Ma,
alcune farfalle, per ingannare, hanno gli stessi colori di quelle
velenose, ma in realtà sono innocue.
Altre farfalle che mi hanno colpito sono: la “Farfalla Carta di Riso”
,che ha delle ali molto sottili, la “Farfalla Cobra” , che mostra
sopra alle ali un cobra e anche la “Farfalla Morpho Blu” , perché sembra
un pezzo di velluto blu pregiato.
Poi, Daniela ha mostrato il luogo dove allevavano le farfalle e ha
mostrato una Mantide Religiosa , un Insetto Foglia , un bozzolo e una
crisalide. Alla fine ci siamo divisi in due gruppi: quando sono entrata
nella serra ho visto tante farfalle appese ad un velo. Daniela ha preso
una farfalla civetta e me l’ha poggiata sulla mano. Ho provato una forte
emozione.
Infine
abbiamo ringraziato Daniela e siamo andati tutti via felici ed
emozionati.
di Paola Apreda, Nunzia Esposito, Gina Fiore, Nicola Astarita e Domenico
De Vita ID
Il giorno lunedì 16 gennaio siamo andati a visitare il museo delle
farfalle, è stata un'esperienza molto interessante e istruttiva. Eravamo
molto emozionati della nostra uscita. Siamo usciti dalla scuola tutti
ordinati con la nostra professoressa di italiano. Dopo circa venti
minuti siamo arrivati al museo delle farfalle e subito abbiamo iniziato
la nostra visita. Nel mondo esistono circa 165.000 specie di farfalle.
La nostra guida si chiamava Daniela e ci ha mostrato varie specie di
farfalle.
Daniela ci ha spiegato che la parola “lepidottero” significa “ali a
scaglie”, perché le ali delle farfalle sono come delle pellicole. Le
farfalle compiono quattro fasi: uovo, bruco, crisalide e farfalla e
possono vivere per due o tre settimane.
Nel vivaio ci sono circa 1.500 farfalle tra cui: la farfalla civetta, si
chiama così perché se apre le ali e si capovolge assomiglia ad una
civetta; la
falena, come farfalla appartiene alla famiglia dei lepidotteri; la
sfinge, testa di morto, ha un teschio sul dorso, se viene minacciata
squittisce e assomiglia a delle api, infatti, entra negli alveari, ruba
il miele senza farsi riconoscere; l'agrias, è difficile catturarla,
perché quando vede un predatore da lontano scappa via, quando è un bruco
si ciba della coca, una pianta che serve per produrre la droga; la
morfon, si fa notare e per scacciare via i predatori, utilizza le sue
ali riflettenti; la vanessa, se viene avvistata da un predatore va in
comatosi, cioè si finge morta.
Le farfalle utilizzano le loro antenne per annusare e per individuare i
pericoli. Le farfalle, come le api, permettono ai fiori di riprodursi
attraverso l'impollinazione.
di Eugenia Pollio,
Francesca Fasulo ed Elena Martone ID
Nel mondo degli animale le farfalle rappresentano la grazia e la
leggerezza: durano un giorno o poche settimane è un insetto che passa
attraverso i tre stadi di rito: Bruco, Crisalide, Farfalle.
Le belle farfalle che si osservano nei prati per tutta l’estate
spariscono in inverno, ma prima di cessare la loro breve vita hanno
deposto le uova dalle quali, proprio in inverno escono le larve, dette
bruchi. Essi hanno un corpo cilindrico simile a quello degli anellini,
che porta numerose zampine. Nella loro bocca c’è un organo, detto
trafila, dal quale uscirà un filo, più tardi usato dall’animale per
tessersi un involucro protettivo il bozzolo.
I bruchi, voracissimi, non risparmiano nessuna parte delle piante di cui
sono ghiotti, alcuni sono così insaziabili che divorano persino le
ortiche. Tutti i bruchi mutano la pelle, questa operazione richiede da
parte dell’animaletto un grande sforzo fisico, un giorno o due prima di
questa grande crisi, i bruchi smettono di mangiare e rimangono immobili
e languenti. I colori che li adornano sbiadiscono, la pelle va man mano
disseccandosi, e finalmente si spacca sotto il dorso, sul secondo o sul
terzo anello e lascia scorgere una nuova porzioncina della nuova pelle,
riconoscibile per la freschezza e la vivacità dei colori. In meno di un
minuto si compie questa laboriosissima operazione, la nuova pelle che il
bruco ha assunto è morbida e di colori vivaci. Ma l’animale è esausto ha
bisogno di alcune ore per riprendere la sua mobilità e la primitiva
voracità. Arrivato al termine del suo sviluppo, il bruco si prepara a
vivere una nuova fase della sua esistenza, il bruco fa una passeggiata
nei dintorni della pianta dalla quale ha attinto fino a quel momento il
nutrimento,allo scopo di trovare un luogo comodo e riparato. Poi si
attacca al posto prescelto e si sospende col capo all’ingiù, servendosi
degli artigli dei quali sono fornite le sue zampette.
Per mezzo della trafila, tesse attorno a se stesso una specie di guaina
protettiva.
L’insetto rimane spesso così sospeso per 24 ore, in questo tempo è
impegnato nel lungo e faticoso lavoro di spaccare la sua pelle, a questo
scopo incurva a varie riprese e continuamente i suoi anelli. Finalmente
sulla pelle del dorso compare una spaccatura dalla quale esce una parte
del corpo della crisalide. Segue una complicata serie di movimenti che
la crisalide compie allo scopo di liberarsi dall’involucro. Malgrado
essa rischi di cadere a terra durante questi sforzi, tuttavia, dopo aver
impresso al suo corpo le vibrazioni adatte a sganciarlo dagli ultimi
appigli che la legano alle sue vecchie spoglie, essa finalmente, pronta
alla sua ultima fatica. La crisalide come una vecchia mummia viva, è
molle e fasciata da una membrana opaca, essa rimarrà nel suo involucro
il tempo necessario a compiere l’ultima fase della sua metamorfosi e se
ne libererà senza fatica perché esso è leggero e friabile. Da un
apertura della membrana non tarderà a d uscire la farfalla, ultimo
stadio di una laboriosa metamorfosi.
La farfalla ha le parti boccali trasformate in una proboscide
avvoltolata a spira, hanno 4 ali generalmente somiglianti, coperte di
scagliette, la loro testa ha una grande mobilità è ricoperta di peli
serrati gli uni contro gli altri e porta dei grossi occhi, e qualche
volta due puntini oculari. Le antenne, di solito grandi, hanno forme
differentissime, sono organi così sensibili che possono avvertire i
rumori più lievi, perciò è così difficile catturare una farfalla. Una
caratteristica principale distingue le farfalle dagli altri insetti,
esse sono coperte da una polverina, che dà loro bellissimi colori che le
adornano, questa polverina si attacca alle dita se si prende in mano una
di queste creature.
La farfalla con le sue ali grandi e leggere (quella diurna) può volare a
lungo, ma il volo non è regolare e non segue sempre la linea retta.
Quando l’ insetto deve fare una strada un po’ lunga, sale e scende
alternativamente, vola sempre a curve, dall’alto in basso e da destra a
sinistra. L’irregolarità di questo volo fa si che l’insetto non rimanga
tanto facilmente preda degli uccelli.
Quando le farfalle sono giunte allo stato perfetto hanno vita breve,
come tutti gli insetti, muoiono appena hanno resa sicura la loro
discendenza. Ci sono circa circa 18000 specie di farfalle, ma molte di
più sono le falene (farfalle notturne) se ne conoscono almeno 170000
specie, ma gli zoologi pensano che ce ne siano migliaia ancora da
scoprire. Le più grandi fra queste creature sono le farfalle “dalle ali
di uccello” della Nuva Guinea e le falene giganti: entrambe possono
raggiungere i 30 cm di apertura alare.Le più piccole sono alcune specie
di falene che misurano solo 16 millimetri. Molte farfalle e falene sono
importanti animali impollinatori. Volano da fiore a fiore per mangiare
il nettare. Trasportando i granuli di polline da un fiore all’altro,
aiutando così le piante a riprodursi.
Alcune falene hanno minuscole fauci al posto della spiritromba (un tubo
che srotolano per mangiare e lo usano come una cannuccia per succhiare
il nettare dai fiori, il succo dei frutti in putrefazione o la linfa
degli alberi è la loro bocca) e le usano per masticare i granuli di
polline.
Molti animali uccelli, lucertole, pipistrelli…,si nutrono di bruchi, per
difendersi è molto diffusa la tecnica del mimetismo, oppure di rendersi
ben evidenti in modo da ingannarli e spaventarli.Perciò anche i bruchi,
molli, indifesi e non così veloci da poter scappare si mimetizzano in
vario modo. Alcuni hanno sul corpo disegni che sembrano grandi occhi,
per indurre i predatori a pensare che il bruco sia un animale molto più
grande e che non sia il caso di attaccarlo. Altri emanano un cattivo
odore e possiedono peli pungenti, altri sono velenosi.
Anche le falene adulte si mimetizzano, hanno ali dello stesso colore
della corteccia o del muschio, cosicché, quando si trovano sulla
corteccia di un albero è impossibile distinguerle. Alcune farfalle hanno
sulle ali prolungamenti simili a code, per ingannare i predatori: se un
uccello becca le ali invece della testa delle farfalle hanno maggiori
possibilità di salvarsi. Altre farfalle sono velenose, dopo averle
assaggiate una volta, gli uccelli imparano presto a starne lontani, in
questo caso, un insetto si “ sacrifica”, ma salva gli altri della sua
specie. Tra le falene vi è anche il baco da seta, il bruco divora una
grande quantità di foglie di gelso ad un certo punto inizia a produrre
un sottile filamento ( che può raggiungere la lunghezza di 4 km) dentro
il quale si avvolge, al’interno si trasforma in crisalide.
I cinesi furono i primi a scoprire che il filamento prodotto dal bruco
aveva straordinarie qualità, scoprirono come dipanare il filo di seta
per riutilizzarlo. Nell’antichità la seta era una delle materie più
preziose di cui si faceva commercio, e la Cina proteggeva la sua
scoperta come un vero segreto di stato, una rete di strade, conosciute
come “Via della Seta”, portava i tessuti di seta dalla Cina all’antica
Roma.
FARFALLA ZEBRA i colori delle ali di questa farfalla ricordano il
manto a strisce di una zebra, quando si sente minacciata dai nemici
emette un odore sgradevole.
FALENA IMPERATORE questa bella falena ha delle chiazze sulle ali che
sembrano degli occhi, usate per trarre in inganno i nemici, che credono
di essere in presenza di una creatura grande
FARFALLA MONARCA questi insetti sono viaggiatori di lunghe distanze,
crescono nel Canada, poi volano verso sud, per trascorrere l’inverno
negli Stati Uniti meridionali o nel Messico, in primavera volano di
nuovo verso il nord.
FARFALLA IMPERATORE VIOLA svolazza tra le cime degli alberi in Europa e
in Asia
FARFALLA SPAGNOLA DELLA LUNA vive soltanto nelle foreste e nelle
montagne della Spagna, per la loro rarità sono molto ricercate dai
collezionisti
FARFALLA A CODA DI RONDINE prendono il loro nome dalla coda biforcata,
che sembra quella di una rondine, esistono molte specie di questa
farfalla, che è presente in tutti i continenti, ad eccezione
dell’Antartide. |
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VISITA AL MUSEO DELLA TARSIA
di Martina Staiano e Martina Prestileo3F
Il 22 Novembre 2011, dopo una interessantissima lezione
informativa ed illustrativa tenuta a scuola dal
curatore del Museo ospitato nel settecentesco Palazzo Pomarici Santomasi
nel centro storico di Sorrento, Alessandro Fiorentino,
abbiamo fatto visita al “Museo della Tarsia Lignea” in Via S.
Nicola Questo museo, è stato realizzato dall' architetto che ama la
storia sorrentina e che vuole si tramandi alle generazioni più giovani.
La visita è stata molto interessante e come guida ci ha accompagnato il
curatore stesso. Il museo-bottega conserva forme di produzione di
tarsia, documenti storici, quadri raffiguranti i luoghi del nostro
territorio, plastici ricordanti la vecchia Sorrento, ecc. Dobbiamo
sapere che tutti gli oggetti esposti sono stati comprati dal
proprietario o donati al Museo. Ci ha colpito molto il grande spazio
espositivo; notevoli i mobili, gli oggetti d’arredo e gli strumenti per
il lavoro della Tarsia di mastri sorrentini dell’Ottocento e altrettanti
dipinti. Un elemento che ci ha colpito molto è la scala di fuga che è
stata scoperta durante i lavori di restauro del palazzo ed è lasciata a
vista. Il museo espone tante vetrine con oggetti originali
rappresentanti la Tarsia sorrentina. Il proprietario ci ha spiegato
inoltre che per la fine di Dicembre si inaugura un piano seminterrato
dedicato a esposizioni e mostre. Questa visita ci è piaciuta molto,
perché soprattutto noi sorrentini dobbiamo conoscere le nostre
tradizioni e la nostra storia. |
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19.11.11
LIM&VIDEO
Continua il percorso storico-letterario di confronto tra i testi
letterari o gli avvenimenti storici con le realizzazioni
cinematografiche. Presentato il libro di Luis Sepulveda "Storia di una
gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" e il film di Enzo D'Alò
"La gabbianella e il gatto".
Trama
La storia si svolge nella città di
Amburgo
e narra le vicende di una gabbiana di nome Kengah che come ogni anno con
uno stormo di suoi simili e altri uccelli si dirige verso la foce del
fiume Elba e verso i paesi più caldi in cerca di cibo. Lo stormo si
tuffa nel mare per mangiare delle
aringhe,
a un certo punto il capo-stormo impone un decollo di emergenza a causa
di un pericolo, ma Kengah, che ha trovato le aringhe gustosissime
(essendo una gabbiana), si rituffa per prenderne ancora e viene colpita
dalla causa del pericolo: quella che secondo i gabbiani è la
"maledizione dei mari", un’onda di
petrolio,
perso da una
petroliera
durante una tempesta. Con le sue ultime forze, Kengah riesce a pulirsi e
spicca un volo per raggiungere la città di Amburgo. Ci arriva, ma
precipita sul balcone di una casa, dove abita Zorba, un
gatto
grande e grosso dal pelo lucente nero con una piccola macchia bianca
sulla gola. Prima di morire, la povera gabbiana riesce ad affidare il
suo primo (e ultimo) uovo a Zorba, dopo avergli strappato tre importanti
promesse: di non mangiare l’uovo; di averne cura finché non nascerà la
gabbianella; di insegnarle a volare.
Zorba promette di prendersi cura della piccola che sta per nascere, così
"cova" l’uovo, e si reca al ristorante italiano per incontrare i suoi
amici gatti: Colonnello, Segretario e Diderot. Spiega loro della
gabbiana e delle promesse. I tre amici decidono di andare da Diderot, un
gatto intelligente e che sa consultare l' enciclopedia, per chiedergli
come è possibile ripulire la gabbiana dal petrolio. Trovata la soluzione
(benzina),
si recano sul balcone di Zorba, ma trovano Kengah già morta e l'uovo che
è riuscita a deporre. Zorba alleva con tanto amore la piccola
gabbianella, la chiama Fortunata e la protegge dai pericoli, ossia dai
topi che la vogliono mangiare. Dopo pochi anni Fortunata dice di voler
essere un gatto ma Zorba le fa capire di essere una gabbiana. Il
problema nasce quando Zorba deve insegnare a volare a Fortunata, perché
essendo un gatto non sa come insegnare a un gabbiano a volare. Dopo
tanti inutili tentativi (e il sabotaggio dei topi del Bazar in cui
vivono i gatti e la gabbianella) i gatti sono costretti a ricorrere
all’aiuto dell’uomo e quindi a rompere il tabù, cioè parlare agli umani
nella loro lingua. L'uomo prescelto è un poeta, un uomo dall’animo
sensibile, padre di una bambina di nome Nina e padrone di una bella
gatta di nome Bobulina, e capace di capire e comprendere. E così
Fortunata riesce a spiccare il suo primo volo e a librarsi nel cielo
come i suoi simili.
LUIS SEPÙLVEDA
Luis Sepúlveda è nato a Ovalle in Cile nel 1949. Viaggiatore e poeta,
osservatore della realtà e sognatore ha girato il mondo anche per conto
dell'Unesco e di Greenpeace, lottando per i diritti dell'uomo e
improntando la sua scrittura alle tematiche ecologiste. Ha cominciato
prestissimo la sua attività di scrittore: a soli quindici anni entrò
nella Gioventù comunista cilena, diffondendo i suoi racconti e poesie in
riunioni sindacali, scioperi e manifestazioni. Il giovane Luis nel 1969
vinse il Premio Casa de Las Américas con la raccolta di racconti "Crónicas
de Pedro Nadie", evento che gli valse la stima di uno dei pochi autori
cileni che sempre riconobbe tra i sui punti di riferimento, Francisco
Coloane. Nei primi anni ’70 si dedicò completamente all’attività
politica, divenne membro attivo dell'Unità Popolare Cilena e nel ‘73
entrò nella struttura militare del Partito socialista, diventando anche
membro della guardia personale di Salvador Allende. Neanche dopo il
colpo di stato che lo costrinse prima al carcere e alla tortura, poi, a
partire dal ’77, all’esilio, il suo spirito combattivo si rassegnò,
partecipando alla guerriglia di altri paesi sudamericani. In Ecuador
visse direttamente il mondo degli Indios, dai quali imparò la lingua,
l’essenza della vera libertà e il rispetto per i delicati equilibri del
pianeta. Questa esperienza segnò i suoi destini di scrittore e di
militante totale in favore di una natura saccheggiata.
Inquinamento da petrolio
L'impatto sull'ambiente marino dell'inquinamento da petrolio ha sempre
avuto effetti drammatici.
Quando gli sversamenti sono massicci e vicino alle coste, gli effetti di
tale inquinamento sono di grande evidenza. Gli uccelli e i mammiferi
marini vengono facilmente attratti dalle masse oleose che si accumulano
sulle coste o che rimangono sulla superficie del mare. Nonostante i
diversi interventi preventivi la tendenza è ad aumentare perchè aumenta
il traffico marittimo che dalle principali aree di produzione del
petrolio (Medio Oriente), conduce ai paesi importatori di petrolio come
l'America, l'Europa, il Giappone e l'Australia.
Gli incidenti che si verificano alle petroliere, a causa di collisioni,
incendi a bordo, usura delle strutture e altro, contribuiscono
all'inquinamento petrolifero annuo con una percentuale di solo il 12% e
tuttavia provocano i danni maggiori.
Il petrolio sversato si sparge sulla superficie del mare formando una
pellicola che cambia di spessore e di composizione a seconda della
temperatura e del movimento dell'acqua. Alla evaporazione si aggiungono
processi di emulsione, aerosol, fotossidazione che portano alla
formazione di una sottile pellicola superficiale e masse di catrame che
galleggiando arrivano sotto la costa e alle spiagge. Dopo l'evaporazione
dei composti volatili tossici, ha inizio l'azione di biodegradazione
degli idrocarburi da parte dei microorganismi marini.
Gli uccelli marini sono le vittime più conosciute e più studiate negli
sversamenti da petrolio. Un effetto macroscopico dell'inquinamento da
petrolio sugli uccelli è la distruzione dell'effetto protettivo delle
barbe e delle barbule delle penne, con conseguente passaggio dell'acqua
e raffreddamento del corpo degli animali. Il piumaggio perde le sue
proprietà idrorepellenti e non consente più l'isolamento termico. Questo
è particolarmente grave per i climi freddi e può condurre alla morte per
ipotermia. Gli uccelli provano a ripulirsi col becco ed alcune specie ci
riescono meglio di altre. Tuttavia così facendo ingeriscono petrolio che
provoca gravi alterazioni agli organi interni. |
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LETTERA DI
PERICLE AGLI ATENIESI
Il discorso
di Pericle agli ateniesi nel 461 a. C., tratto
da «La guerra del Peloponneso di Tucidide»
«Qui il nostro
governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato
democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una
giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non
ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si
distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire
lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al
merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi
facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita
quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo
mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi
siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo
sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese
non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende
private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere
le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato
insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di
rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere
coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare
quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò
che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non
consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la
scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una
felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare
qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al
mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo
così. Ora mi chiedo dove stiamo andando?»
27.09.11 commento di Eleonora
Palomba III D
Abbiamo letto oggi in classe la lettera di Pericle agli Ateniesi,
scritta nel 461 a.C. . Personalmente, sono rimasta molto colpita e ho
cercato di approfondire l’argomento documentandomi; Pericle era un
importante ed influente generale ateniese, vissuto al tempo delle guerre
Persiane e della guerra del Peloponneso. E’ passato alla storia anche
per le sue innate capacità oratorie che ebbero grande influenza sulla
società ateniese; la lettera che egli scrisse al popolo greco nel 461
a.C. né è la prova. E’ un discorso pronunciato 2400 anni fa, ma che ci
fa capire quanto fosse già enormemente sviluppato il concetto di
democrazia nell’antica Grecia.
Pericle rivolgendosi al popolo, esalta i valori fondamentali che
ispirano il governo ateniese, che in primo luogo è chiamato a favorire
gli interessi di molti e non di pochi, a sancire con delle leggi la
libertà e l’uguaglianza tra i cittadini, a proteggere coloro che
ricevono offesa, ad accogliere lo straniero invece di vederlo come un
pericolo ed inoltre a non considerare la discussione come un ostacolo.
Questi sono ancora oggi i valori e i principi fondamentali che un buon
governo dovrebbe rispettare, ma di cui si sono perse le tracce. Alla
fine della lettera, Pericle, pone una domanda: “Ora mi chiedo, dove
stiamo andando?”
Ce lo dovremmo chiedere anche noi. Ormai viviamo in una società in cui
buona parte della classe politica nella maggior parte dei casi, agisce
spinta da interessi personali anteposti a quelli del popolo, senza
tenere in considerazione i principi che invece il governo ateniese
teneva a rispettare. Ora anche io, vorrei porre la stessa domanda agli
attuali ministri e parlamentari italiani: “Dove andremo a finire?”.
Quello che leggo e sento mi lascia sconcertata e preoccupata per il
futuro che mi aspetta.
Sono solo una dodicenne, la cui opinione forse conta poco, ma almeno ho
detto la mia.
27.09.11 commento di Vincenzo
Maria Tortora III D
Il
discorso di Pericle agli Ateniesi è un discorso di 2500 anni fa. Sembra
strano che allora, nell’Antica Grecia, avessero un concetto di
democrazia così avanzato. In questa lettera si evidenziano più punti
molto importanti per la democrazia, ad esempio uno che più mi ha
interessato è quello iniziale in cui si dice:”Qui il nostro governo
favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato
democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una
giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma non ignoriamo
mai i meriti dell’eccellenza.”Qui si capisce che i poveri sono i
favoriti dallo stato, ed è giusto, perché è da sciocchi favorire i
ricchi, che certamente non hanno bisogno di ulteriori privilegi, in
questo modo si crea un certo equilibrio economico nel popolo, cioè non
ci sono i ricchissimi e i poveri, ma più o meno tutti hanno le stesse
possibilità economiche, chi più e chi meno.
Si
mette in evidenza che tutti sono uguali davanti alla legge, dai
contadini, agli artigiani ai nobili. E se qualcuno commette un crimine è
punito anche se è una persona importante.
Mi
ha colpito ad esempio:”ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari
per risolvere le sue questioni private:”cioè che nessun politico lavora
per favorire se stesso e non il Paese. Purtroppo questo è un fenomeno
che ai giorni nostri è molto comune.
Leggendo questa lettera possiamo capire che nell’Antica Grecia il
concetto di democrazia era molto sviluppato e anche rispettato, cosa che
ai giorni nostri non avviene del tutto, benché in Italia ci sia una
delle costituzioni più belle del mondo, e questo ci deve far riflettere.
Dobbiamo prendere esempio dall’Antica Grecia per ricordare che cos’è
veramente la: DEMOCRAZIA.
28.09.11 Commento di
Francesca D'Auria III D
La lettera di Pericle agli ateniesi ci spiega com’era organizzata la
città di Atene nel 461 a. C.
La forma di governo era la democrazia, che significa letteralmente
“potere al popolo” . Nell’antica Atene venivano nominati i cittadini
meritevoli, anche se poveri, a governare la città in nome del popolo.
Il principio fondamentale della democrazia era la libertà, che rendeva i
cittadini felici e disponibili al confronto e al dialogo. Ogni cittadino
anteponeva le questioni pubbliche ai propri affari, e non utilizzava il
proprio potere pubblico per il tornaconto personale. Era molto sentito
il rispetto delle leggi e dei magistrati; allo stesso modo tutti si
ispiravano a ciò che era giusto e ciò che era ritenuto buonsenso.
In questo modo si formavano cittadini fiduciosi, sicuri di sé, aperti al
mondo e ospitali verso gli stranieri.
Pericle conclude la sua lettera con una domanda: <<Dove stiamo
andando?>>.
Questa lettera è molto attuale, sebbene sia stata scritta molti secoli
fa. Anche oggi viviamo una situazione politica ed economica di
disorientamento.
Molti si pongono lo stesso interrogativo di Pericle: <<Dove stiamo
andando?>>.
Dai vari programmi televisivi che mi capita di seguire ogni tanto, ma
anche dagli altri mezzi di
informazione, capisco che la disperata ricerca del profitto e lo scarso
senso della giustizia di alcuni,
minacciano la nostra democrazia.
I cittadini italiani in questo momento storico non sembrano felici come
quelli dell’antica Atene e non pochi, purtroppo, appaiono xenofobi.
Forse erano più moderni gli antichi ateniesi!
28.09.11 Commento di
Michele Mazzola III D
Pochi giorni fa la professoressa d’italiano, ci ha presentato il
discorso che fece Pericle al popolo di Atene nel 461 a.C. .
È un discorso che colpisce, poiché ci sono punti che ritroviamo anche
oggi nella vita quotidiana: giustizia, libertà, rispetto e
partecipazione alla vita pubblica.
Ci sono diverse frasi che mi hanno colpito ma in particolare mi è
piaciuto il punto dove si parla di libertà. Pericle diceva che il loro
governo democratico favoriva la libertà delle persone, libertà che non
riguardava l’individuo in quanto membro del governo ma anche nella sua
vita quotidiana e soprattutto la libertà di vivere ognuno a modo proprio
senza giudicare il modo di vivere degli altri e senza esserne
sospettosi.
Inoltre Pericle diceva che nonostante vivessero in assoluta libertà essi
erano sempre pronti ad affrontare ogni pericolo.
Questa voce che arriva dall’antichità è importante per me poiché ritengo
che la libertà sia un valore fondamentale, che infatti ritroviamo anche
nella storia, nel periodo del Risorgimento, e per la quale molti si sono
sacrificati.
28.09.11 Commento di
Olivia De Rosa III D
L’ autore di questa lettera è Pericle, un importante e influente
statista, oratore e generale ateniese durante il periodo d'oro della
città - cioè, il momento tra le Guerre persiane e la Guerra del
Peloponneso. Discendeva, da parte di madre, dalla potente e storicamente
influente famiglia degli Alcmeonidi.
Questa lettera è in un certo senso molto attuale dato che descrive come
dovrebbe essere organizzato uno stato oggi e ci fa capire la modernità
del governo di Atene del 461 a.C.
Di questa lettera mi ha colpito il fatto che Pericle volesse
sottolineare che quello era il modo di pensare ad Atene con la frase
ripetuta più volte : “Qui ad Atene noi facciamo così”. Sono stata anche
sorpresa dal notare che un uomo che non si interessa alla politica
veniva considerato un uomo inutile perché non faceva nulla per
migliorare o cambiare in qualche modo lo stato.
La libertà è un altro aspetto molto importante nella lettera e il fatto
di capire che gli ateniesi di 2472 anni fa erano così attaccati alla
libertà e ai loro diritti, mi fa pensare che nella società attuale,
invece, la libertà di esprimersi in qualsiasi maniera viene calpestata
in molti modi.
Qui in Italia noi (purtroppo) facciamo così.
03.10.2011 Commento di Martina Staiano IIIF
-Dove
stiamo andando??-
Così Pericle conclude la sua lettera agli ateniesi. Anche noi adesso
dobbiamo porci questa domanda!! Alcuni giorni fa, abbiamo letto in
classe “il discorso di Pericle agli ateniesi” tratto da “la guerra del
Peloponneso di Tucidide”. Mi ha colpito molto e quindi ho fatto delle
ricerche.
Pericle era il capo del partito democratico, e scrive questa lettera nel
461 a.c., quasi 2472 anni fa.
E’
un discorso che colpisce, poiché dice molte cose che ancora oggi
ritroviamo nella vita di tutti i giorni. Da questo testo si deduce che l’antica
Grecia rispettava il concetto di democrazia. Mi sono piaciuti molte
parti di questa lettera, ma soprattutto quelle che parlano della
libertà, un concetto che ora sembra andato perduto. Mi e’
piaciuto, inoltre, che Pericle ripete più volte nel suo discorso: “qui
ad Atene facciamo così”.
04.10.2011 commento di Francesca Verde IIID
“La lettera di Pericle agli Atenisi ”… che modello meraviglioso di
civiltà! Mi chiedo tuttavia se questa “antica” lettera scritta nel
461 a.C. sia ancora oggi nella nostra società “moderna” seguita dagli
stati democratici.
Nel discorso di Pericle si legge :-Qui il nostro governo favorisce i
molti invece ai pochi …- Se invece penso alla realtà del mio Paese mi
rendo conto che queste belle parole molte volte restano tali, infatti
sono quasi sempre i potenti ad avere privilegi a discapito dei meno
fortunati.
Un altro passo del discorso che mi è piaciuto è quello dove si legge:-…
noi non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace
vivere a modo suo.- Anche qui c’è molto da riflettere, nel 2011 ancora
giudichiamo se qualcuno non la pensa come noi, siamo pieni di pregiudizi
e questo non ci fa essere liberi! Chissà cosa penserebbe Pericle se
potesse vivere per un giorno nel nostro millennio: sono certa che per
qualche istante penserebbe di essere ritornata molto più indietro del
561 a.C.!!
04.10.2011 commento di
Chiara d'Esposito III F
Democrazia!! Questa è la parola chiave, del discorso che Pericle, fece
agli ateniesi. Alcuni giorni fa l’abbiamo letto in classe e l’abbiamo
approfondito. Ho riletto e riletto il discorso e, ho trovato molte frasi
e parole che mi hanno colpito, perciò mi sono documentata.
Pericle fu un importante generale ateniese, e visse nel periodo delle
guerre persiane e del Peloponneso (infatti il discorso è tratto da “La
guerra del Peloponneso di Tucidide”). Discendeva da parte materna dall’
importante e potente famiglia di Alcmeonidi.
Dunque … Pericle scrisse il discorso nel 461 a. C.. tuttavia, anche se
scritto più di 2700 anni fa il discorso di Pericle rispecchia un po’
quello che è il governo di oggi. Infatti il nostro governo è democratico
… cioè , è un governo che favorisce i tanti e non i pochi. Sembra
impossibile credere che anche nell’antica Grecia ci fosse un governo
democratico e alquanto avanzato … ma è così.
Tutto il discorso in generale mi ha colpito, ma in particolare la frase
:”Noi ad Atene facciamo così”, che durante il discorso viene ripetuta
più di una volta.
Infatti mi ha colpito proprio per questo. Forse perché Pericle ci tiene
a sottolineare che, nella sua città, nel suo paese, si fa così, ci sia
democrazia!
04.10.2011 commento di
Luigi Ercolano III D
La lettera di Pericle agli Ateniesi è un discorso molto importante fatto
da questo democratico illuminato, tanto che ne abbiamo parlato e
discusso apertamente in classe. Questa lettura ci fa capire che al tempo
di Pericle vi era un governo con idee che dovrebbero essere rispettate
ancora oggi.
Nella lettura ritroviamo concetti indiscutibili ma quelli che ritengo
più importanti e significativi sono:·
“Qui il nostro governo favorisce i pochi invece dei molti e per questo
viene chiamato democrazia.”·
“Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, ma
come una ricompensa al merito e la povertà non costituisce un
impedimento.”
“Noi
crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia
solo il frutto del valore.”
Il primo concetto dimostra che questo governo favorisce il popolo invece
dei nobili e ciò è alla base dei governi moderni.
Il secondo ci fa capire il vero significato dell’ uguaglianza poiché un
cittadino verrà premiato soltanto per il duro lavoro che ha svolto e non
per la sua elevata condizione sociale. La povertà quindi non è un
ostacolo o un impedimento. Ciò mi fa riflettere molto poiché non credo
che nella società di oggi questi principi siano rispettati.
Il terzo, il quale considero il più importante riconosce che la felicità
di un cittadino non deriva dalla ricchezza o da altre cose materiali ma
dalla libertà, un valore importantissimo per il quale un uomo non può
vivere la propria vita, un valore per il quale numerose persone hanno
combattuto, sacrificandosi personalmente per ottenerla. Infine Pericle
si pone una domanda che ritengo molto significativa:
Ora mi chiedo dove stiamo andando?
Ed anche io mi chiedo spesso “Dove stiamo andando?”. La nostra società,
infatti, presenta tanti gravi problemi: corruzione, malavita organizzata
e mancanza di valori. Ma sono sicuro che noi ragazzi sapremo combattere
contro tutto ciò e sapremo costruire un futuro migliore!!!!!
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Buon anno scolastico a
tutti !!! |
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150
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Laboratorio di
scrittura creativa |
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ho scritto |
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attualità |
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17.11.2011
MORTI BIANCHE INVISIBILI
di
Luigi
Ercolano Gianfilippo Attanasio Vincenzo Rinaldi III D
Sono passati pochi giorni
dalla tragica morte di cinque ragazze, travolte dal crollo di una
palazzina, a Barletta. Nel sottoscala, dove quattro delle vittime
lavoravano "in nero". Anche se ci si ostina a chiamarle morti "bianche".
Per sottolineare come a provocarle non sia l'intervento diretto di
qualcuno. Ma, perlopiù, l'assenza di norme e strumenti di prevenzione
nei luoghi di lavoro. Con il rischio di svalutare il fenomeno mentre lo
si nomina. Le morti "bianche" evocano, infatti, morti minori. Di persone
minori. Senza identità.
Durante la giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro,
Napolitano ha
ammonito a non abbassare la guardia su questo tragico
fenomeno. Che, nel 2010, ha causato circa 1000 vittime. Se non muoiono
in tanti, insomma, diventano invisibili. Sperduti nella cronaca nera .
Sono morte per quattro euro all'ora: in "condizioni di lavoro bestiali,
come i meridionali a volte lavorano. Lo specchio di un'economia
arretrata, fragile, di un'Italia che fatica e produce come può",
denuncia il capo dello Stato. E in più, per una speculazione edilizia:
due appartamenti in più nella palazzina gemella. Il palazzo è crollato a
causa dei lavori che sono stati effettuati nella struttura collegata.
Lavori svolti sicuramente male dall'impresa incaricata, ma lavori che
probabilmente non avrebbero mai dovuto svolgersi: quelle palazzine sono
legate una all'altra, così come si costruiva una volta. Abbatterne una
significava mettere in pericolo quelle confinanti. Qualcuno aveva
segnalato il pericolo, con una serie di ricorsi ai tribunali
amministrativi (avendo sempre torto), dicendo che quel "piano di
recupero" era illegittimo e pericoloso, ma l'allarme è andato
inascoltato. Lavoravano in 'nero', senza contratto, le operaie morte nel
crollo della palazzina di via Roma, a Barletta. Lo raccontano i parenti
delle vittime, "Era gente - dicono - che lavorava per sopravvivere".
"Mia nipote, 33 anni, prendeva 3,95 euro all'ora, mia nuora quattro
euro: lavoravano dalle otto alle 14 ore, a seconda del lavoro che c'era
da fare. Quelle donne lavoravano per pagare affitti, mutui, benzina, per
poter vivere, anzi sopravvivere". Lo racconta la zia di una delle
vittime. La terribile tragedia di Barletta è il segnale inequivocabile
che il nostro patrimonio edilizio, in gran parte risalente agli anni ‘50
e ’60, ha bisogno di controlli e regole certe . L’abusivismo e le
semplificazioni contribuiscono concretamente all’aumento del rischio
crolli per tutti quegli edifici mai controllati, che subiscono, più o
meno legalmente, modifiche strutturali in barba a ogni principio di
sicurezza e rispetto del territorio e del paesaggio.
A nostro avviso questa grave vicenda è stata causata dall’incompetenza e
dalla noncuranza da parte del comune di Barletta nonostante le numerose
avvertenze da parte degli inquilini. Le condizioni dei lavoratori sono
molto simili a quelle della prima rivoluzione industriale , nella quale
gli operai non avevano alcuna assicurazione o norme di sicurezza
adeguate. Quindi mi vengono in mente le ultime parole di Pericle : Dove
stiamo andando ?
art
1 : L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro , la
sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei
limiti della costituzione .
art
35 : La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni , cura la formazione e l’elevazione professionale dei
lavoratori . Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro
art
36 : Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla
quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad
assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa . La
durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge . Il
lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali
retribuite, e non può rinunziarvi. |
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13.10.2011
Tragedia
a Barletta: Muoiono 5 giovani donne
di Roberta Marfella IIID
Maria Cinquepalmi 14 anni, Matilde Doronzo 32 anni, Giovanna Sardano 30
anni, Antonella Zaza 36 anni, Tina Ceci 37 anni, qualcuno parla di
tragica fatalità, di destino infame, molti invece di responsabilità
umana.
Il crollo della palazzina di via Roma ha tolto la vita a cinque giovani
donne: quattro operaie e una ragazzina, quest’ultima chiamata suo
malgrado a intrecciare il suo destino a quello delle altre vittime per
essere uscita prima da scuola. Rabbia, speranza, gioia, sconforto,
disperazione, tutti quelli presenti sul luogo della sciagura hanno
percepito queste emozioni.
Erano le 12.30 circa quando una palazzina di due piani ubicata tra via
Roma e via Mura Santo Spirito è collassata su se stessa. Per chi abitava
nella zona, sapeva che, lì sotto le macerie, dovevano trovarsi delle
persone: forse qualche residente dell’immobile, e sicuramente le operaie
dell’edificio, che al pian terreno lavoravano.
E’ bastato questo per mettere in moto un primo e confuso percorso di
intervento di soccorso portato avanti dalla gente comune, a mani nude,
senza alcuna protezione, scavando nelle macerie tra la polvere e l’odore
pungente del gas soffiato dalle tubature spezzate. All’inizio si è
pensato che fosse stata proprio una fuga di Metano a causare il crollo,
ma poi smentita da un portavoce del Talgas.
Poi, nel frattempo, sul fuoco agivano i vigili del fuoco, le forze
dell’ordine, i militari dell’ 82° reggimento
fanteria, gli uomini della protezione civile, tutto personale esperto,
con attrezzature specifiche: ruspe, cani molecolari, gru, insomma tutto
il necessario per procedere al salvataggio delle persone che erano sotto
le macerie.
Le forze dell’ordine creano un primo cordone di sicurezza,
evacuano la zona, perché il crollo della palazzina, potrebbe aver
pregiudicato la stabilità degli altri edifici attigui.
Alle 13.15 c’è la prima buona notizia, viene estratta viva una donna di
31 anni: Emanuela Angelillo, al 5° mese di gravidanza, abitava
all’ultimo piano, per lei solo un trauma facciale. Un salvataggio che dà
nuova speranza ai soccorritori. Qualche ora dopo viene estratto dalle
macerie il corpo di una donna, solo in serata si saprà con certezza
essere la figlia del proprietario del laboratorio tessile. Poi, in
seguito si riesce ad avere il contatto telefonico con delle operaie
sotto le macerie. Qualcuno dice che le operaie possano aver trovato un
rifugio in uno scantinato. I vigili del fuoco provano a raggiungere il
luogo creando un pertugio attiguo alla stanza nella quale si spera
possano trovarsi ancora in vita le operaie che ancora mancano
all’appello. Alle 19.40 un altro salvataggio: Mariella Fassanella di 37
anni.
Prima di essere portata in ospedale, la donna, viene interrogata da uno
speleologo in modo da indirizzare meglio le ricerche delle altre donne.
Si continua a scavare, alle 22.30 vengono estratte vive due donne, che
rimangono in vita solo per poco, alle 23.00 arriva la notizia del
decesso, nonostante i tentativi di rianimazione dei medici. Alle 22.45 è
rinvenuto un altro corpo di una giovane donna ancora viva. A questo
punto di ritrovare in vita l’ultima donna, intrappolata sotto le
macerie, si fanno flebili. Ipotesi che diventa certezza intorno alle
12.30, anche l’ultima donna sotto le macerie è morta.
Oggi Barletta, la Puglia, l’Italia intera piange queste giovani donne,
coinvolte in una tragedia già annunciata. Venerdì 30 Settembre, infatti,
erano stati chiesti dei sopralluoghi da parte dei proprietari della
palazzina ai vigili urbani, ritenendo che la palazzina mostrasse
cedimenti nella staticità. Molte persone attribuivano il crollo della
palazzina al fatto che lì vicino c’è un cantiere sempre attivo.
Superficialità, Approssimazione, Degrado, purtroppo è proprio per questo
che quelle giovani donne hanno perso la vita. E’ proprio vero: Pagano
sempre gli stessi ! ! ! |
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13.10.2011
STEVE JOBS
il genio che inventò il futuro
di Francesca D’Auria IIID
Tra i molti fatti di cronaca dell’ultima settimana, quello che ha
colpito maggiormente l’opinione pubblica mondiale è stato sicuramente
quello della morte di Steve Jobs, il genio che inventò il futuro.
Il 25 febbraio 1955, Steve nasce dalla studentessa americana 23enne
Joanne Schieble e da Abdul Fattah Jandali, un immigrato siriano. Joanne
ha avuto il bambino e lo ha dato in adozione a una modesta famiglia
armeno-americana, che lo ha allevato con amore.
All’età di 17 anni si diploma a Cupertino, ma lascia il college dopo sei
mesi. Continua a seguire le lezioni di calligrafia ufficiosamente.
Quattro anni dopo, nel 1° aprile 1976, Jobs e l’amico Wozniak fondano
l’Apple nel garage dei Jobs.
Nel 1978 a Cupertino l’Apple stabilisce la sua sede: da quel garage,
dove la fondarono in due, all’età di soli 20 anni, alla nuova sede in un
grattacielo in California con più di quattromila dipendenti…
In successione le invenzioni sono queste: il primo pc Apple, l’Apple II,
l’Apple Lisa, l’Apple ile, il Macintosh (Mac), il Macintosh II, il
Powerbook (primo pc portatile), il Newton (il primo palmare), l’iMac, l’iBook,
il Cube, l’iPod (il più popolare tra gli mp3), l’iPhone (il primo
smartphone Apple) con tutte le sue cinque forme, e i due iPad (i primi
tablet Apple).
Tutte queste invenzioni hanno segnato una rivoluzione nel mondo della
tecnologia per l’evidente importanza di questi strumenti, soprattutto
nel campo della comunicazione.
Oltre ad essere un grande genio e inventore, Steve Jobs è stato un uomo
molto profondo che ha sempre cercato di trasmettere dei valori ai
giovani.
“Stay Hungry. Stay Foolish.” . "Siate Affamati.
Siate
Folli". Questa era la didascalia della foto dell’ultimo numero della
rivista “The Whole Earth Catalog”. Questa fotografia rappresentava una
semplice strada di campagna al mattino. Era il loro messaggio d’addio.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di
qualcun altro. […] Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui
offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte,
abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione.
In qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto il
resto è secondario.
Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi
laureate per incominciare una nuova vita, lo auguro anche a voi. Stay
Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.
Con queste parole, Steve Jobs esorta i laureati dell’Università di
Stanford a seguire la coscienza, a credere in un ideale e seguirlo,
qualunque esso sia. "Non c’è ragione per non seguire il proprio cuore"
Le parole che Steve Jobs rivolge ai giovani fanno pensare: “Siate
Affamati. Siate Folli.”. Coglie questa occasione per raccontare parte
della sua vita; e del modo in cui lui affrontava ogni giorno con
maggiore determinazione, affamato di conoscenze, di scoperte, di nuove
avventure; e la sua “follia” nel voler sempre continuare, nonostante
tutto, nonostante gli fosse stata diagnosticata una rara forma di tumore
al pancreas.
"Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che
sto per fare oggi?Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che
io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete
qualcosa da perdere". Queste parole si continuava a ripetere Jobs, e
aveva ragione. Solo in questo modo è riuscito a raggiungere le sue
aspettative ed è andato anche oltre a queste. È riuscito a concretizzare
l’idea che aveva fin da ragazzo, e questo è ciò che alla fine è riuscito
a far capire ai giovani di tutto il mondo. |
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dal mondo



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13.09.2011
Somalia, la tragedia infinita
"Esodo senza precedenti"
di Luigi Ercolano IIID
Per la carestia rischiano di morire 750 mila persone. Ma a mettere in
fuga uomini, donne e bambini sono anche le tensioni politiche. In
centinaia di migliaia hanno lasciato il paese.
E' una tragedia senza fine quella che colpisce la Somalia con centinaia
di persone in fuga dal paese. Da mesi carestia e siccità mettono a
rischio la vita di 13 milioni di individui in tutto il Corno D'Africa.
Secondo l'Onu si tratta della più grave crisi di questo tipo negli
ultimi 60 anni: coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in
Somalia, 3,2 in Etiopia, ma anche migliaia di persone in Eritrea e a
Gibuti. Ma la Somalia si trova ad affrontare anche una serie di
conflitti interni. Si assiste ad un esodo di massa, non solo per la
carenza di acqua, ma anche per il complesso quadro politico. Oggi la
popolazione è alle prese con una gravissima carestia, che ha colpito già
sei regioni: rischiano di morire in
750 mila.
Ma i somali sono anche 'ostaggio' di una forte crisi politica: un gruppo
di radicali islamici, gli Al Shabaab, tenta di dettare legge nelle zone
finite sotto il loro controllo. Succede in buona parte del sud del Paese
e in qualche distretto della capitale. Di fronte a questa situazione di
forte instabilità, per salvare la vita e quella delle proprie famiglie
in migliaia lasciano le loro case. Diverse agenzie umanitarie hanno
definito la situazione
" un esodo senza precedenti".
I
bambini di Mogadiscio.
La crisi umanitaria colpisce soprattutto i minori che si trovano spesso
senza genitori ad affrontare la fame e la sete. Ogni giorno 400
rifugiati arrivano nel centro medico “Sos
villaggi dei bambini”
di Mogadiscio. A Baidoa, definita "Città della morte", migliaia di
persone vengono curate nella clinica Sos, aperta nel mese di agosto. Al
momento è l'unica struttura sanitaria di riferimento per i due
principali campi profughi nella zona. In alcuni casi le strutture Sos
presenti in Somalia sono state costrette a chiudere temporaneamente a
causa degli scontri, ma nei 30 anni di presenza nel paese, Sos non ha
mai smesso di intervenire a sostegno della popolazione, attraverso
l'ospedale, il centro medico, la scuola e le strutture di accoglienza.
La questione sanitaria.
Ettore Mazzanti di “Medici
Senza Frontiere”
ha lavorato fino a qualche giorno fa a Mogadiscio come coordinatore
medico per l'emergenza. " La carenza di acqua sicura, la penuria di
servizi igienici e il mancato smaltimento di ogni forma di rifiuto -
spiega - sono una terribile miscela esplosiva per le migliaia di esseri
umani che vivono sovraffollati in ripari precari alla ricerca ostinata
di sopravvivenza, nonostante tutto".
Centinaia di migliaia in Kenya.
Secondo “l'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati”
(Unchcr), l'afflusso di sfollati
nella capitale somala avrebbe raggiunto il suo picco nel mese di
luglio, quando 28.000 sfollati si sono riversati in città in cerca di
assistenza. Il Kenya, con 498.000 rifugiati somali, resta il principale
paese d'accoglienza. Secondo gli operatori impegnati sul terreno, le
condizioni di salute complessive dei nuovi arrivati - in particolare dei
bambini - sono peggiori che in passato. Resta poi alta la preoccupazione
dell'unhcr per le pessime condizioni di salute dei nuovi arrivati dalla
Somalia nei campi in Etiopia.
La situazione politica.
La Somalia ha convissuto con una guerra civile ventennale, esplosa dopo
la caduta di Mohammed Siad Barre nel '91, e ora la speranza è quella
della 'road map' firmata il 6 settembre dal presidente Somalo, Sharif
Scheick Ahmed, dai responsabili dell'autoproclamata regione autonoma del
Puntland, nel nord-est, e dalla milizia filo-governativa Ahlu Sunna Wal
Jamaa. L'accordo prevede una nuova costituzione, in vigore dal 1 luglio
2012, e libere elezioni subito dopo, entro il 20 agosto. |
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