... il Fuoriclasse

         

                     giornale on-line degli alunni della Tasso                           

dalla scuolaattualitàdal mondole inchiestela culturalo spettacolo
le intervistelo sportanticipazionila postala redazioneho scritto...

dalla scuola

anno scolastico 2011-2012

 

 

 

NUNCA MAS

DESAPARECIDOS: CAPITOLO ATROCE DELLA STORIA DEL '900 di Maria Chiara Moretti III D

Dopo tre anni di costante studio, finalmente ora ci troviamo ad affrontare argomenti più vicini ai nostri giorni. Stiamo approfondendo, infatti, la storia del Novecento. Questo è stato definito dagli storici “il secolo breve” o “il secolo di sangue”  per le atrocità commesse dall’ uomo verso i propri simili. Noi, nuove generazioni, dobbiamo essere al corrente di ciò che è accaduto per far sì che non si ripeta mai più.
Una pagina di storia che ha suscitato in me molto interesse è quella sull’Argentina degli anni  ’70 del secolo scorso, ovvero il fenomeno dei Desaparesidos.

“Desaparecidos” in spagnolo significa “scomparsi” e si riferisce a tutti coloro che, uomini e donne, anziani e bambini, in diversi paesi dell’America Latina, non solo in Argentina, furono sequestrati dai regimi militari, torturati, mutilati, uccisi e infine fatti sparire nel nulla. Il 24 marzo 1976 le forze armate argentine rovesciarono il governo costituzionale. Impiantarono fino al 1983 un regime di terrore organizzato che fece sparire almeno 30 mila persone, di ogni età e di ogni condizione sociale. Le vittime venivano rinchiuse in luoghi segreti, in prigioni e campi di concentramento, seviziate anche per mesi, spesso drogate e gettate ad affogare nel Rio de la Plata, o caricate su aerei militari per essere scaraventate nell’oceano. Centinaia di bambini, assieme ai loro genitori, vennero rapiti, oppure furono fatti nascere nei centri di detenzione dove venivano condotte appositamente le ragazze incinte. Molti furono adottati dai membri delle forze militari, altri abbandonati in istituti o uccisi. Tanti, venduti a coppie sterili vicine al regime. Esistevano delle vere e proprie liste di bambini “rubati”. Venivano registrati come figli legittimi dagli stessi membri delle forze repressive e privati in questo modo della loro vera identità. Tipico del fenomeno dei desaparecidos fu la segretezza con cui operarono le forze governative; gli arresti ed i sequestri avvenivano spesso di notte ed in genere senza testimoni, così come segreto rimaneva tutto ciò che seguiva all'arresto: le autorità non fornivano ai familiari la notizia degli avvenuti arresti; in questo periodo, mamme, disperate, con un fazzoletto bianco avvolto intorno al capo andavano a manifestare il loro dolore nelle piazze, soprattutto le note “Madri di plaza de Mayo” a Buenos Aires. A scopo di ottenere informazioni sui loro figli scomparsi nel nulla senza lasciare traccia.

 

27 gennaio 2012             LA GIORNATA DELLA MEMORIA

di Martina Staiano IIIF

Il 27 gennaio del 1945 fu il giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. La Giornata della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento Italiano con la legge n°211 del 20 luglio 2000. L’Italia, inoltre ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata di commemorazione delle vittime del fascismo e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Questo giorno è celebrato anche da molte altre nazioni, come la Germania e la Gran Bretagna. Per indicare lo sterminio attuato dalle truppe naziste verso il popolo ebraico si usa il termine “Shoah”, un vocabolo ebraico che significa distruzione. La Shoah è un evento terribile della storia che non può lasciarci indifferenti. Si tratta di un trauma che ha coinvolto anche noi italiani e che ha lasciato un segno doloroso nella nostra storia. Nei racconti dei nostri nonni sulla seconda guerra mondiale, sentiamo narrare fatti su ebrei deportati e perseguitati, di vagoni per il bestiame pieni di ebrei che sostavano nelle nostre stazioni ferroviarie, ma anche di ebrei nascosti da persone private o dai conventi. Questo sterminio fu voluto e pensato da Adolf Hitler, che salì al potere nel 1933. Furono uccisi più di 6 milioni di uomini, donne e bambini ma anche zingari, rom e persone con handicap.
La maggior parte dei sopravvissuti, ha scritto libri e ha raccontato la propria vicenda a testimoniare la situazione tragica che si viveva. Due anni fa la nostra scuola ha organizzato un incontro con un ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento: Samuel Modiano; e durante la sua conferenza ha espresso una riflessione che voglio citare …:”LA MORTE NON MI HA VOLUTO – ripete più volte commosso – NON MI HA VOLUTO PERCHE’ POTESSI ESSERE QUI OGGI CON VOI PER RICORDARE CIO’ CHE E’ SUCCESSO PERCHE’ NON SI RIPETA E PER INVITARVI AD APRREZZARE CIO’ CHE VOI AVETE, UNA FAMIGLIA, LO STUDIO, LA LIBERTA’ TUTTO QUELLO  CHE A ME E A TANTI COME ME E’ STATO NEGATO.”
Inoltre, la nostra scuola ogni anno ricorda la Shoah con la visione di film, quest’anno le classi terze hanno assistito alla visione del film “Vento di Primavera”, le seconde del film “Senza destino” e le prime “Il bambino con il pigiama a righe”.
Quindi, fare memoria della Shoah è importante per conoscere e meditare su quanto è successo e per aiutare a tenere vigile la coscienza, affinché non si ripetano gli orrori del passato.                                             

 

 IL GIORNO DELLA MEMORIA                 

di Miriam De Maio    III F                                                                              

Lo scorso 27 gennaio, dopo sessantasette anni, abbiamo ricordato il Giorno della Memoria.

Infatti, il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli dei campi di concentramento di Auschwitz in Polonia e di altri creati dalla Germania nazista dove erano stati commessi atti di incredibile violenza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico, ma contro tutta l’umanità, segnando un punto di non ritorno nella Storia.

Il 14 giugno 1940, anche se ancora in fase di costruzione e di ampliamento, il campo di Auschwitz ricevette il primo convoglio di 728 deportati, accolti dal direttore del lager con le parole: « Non siete venuti in un sanatorio, ma in un campo di concentramento tedesco. Da qui non c'è altra via d'uscita che il camino del crematorio. Se a qualcuno questo non piace, può andare subito contro il filo spinato. Se in un trasporto ci sono degli ebrei, non hanno diritto a sopravvivere più di due settimane, i preti un mese e gli altri tre mesi »

I convogli erano composti da vagoni merci contenenti ciascuno dalle 80 alle 120 persone costrette ad inimmaginabili condizioni di vita e che spesso viaggiavano per 10-15 giorni prima di raggiungere la loro ultima meta.

Appena arrivati a destinazione i treni venivano rapidamente scaricati dal loro triste carico umano ed avveniva la selezione, tra gli «abili al lavoro» e coloro da inviare direttamente alla morte. I prigionieri che erano arrivati prima (gli internati) avevano l'assoluto divieto, pena la morte, di parlare con i nuovi arrivati per evitare il panico negli stessi, e  provvedevano a scaricare i treni in arrivo. Gli uomini venivano separati dalle donne e dai bambini. A questo punto personale medico delle SS decideva chi era «abile al lavoro». Mediamente solo il 25% dei deportati aveva possibilità di sopravvivere. Il restante 75% (donne, bambini, anziani, madri con figli) era inviato direttamente alle camere a gas.

I prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano condotti nei bagni, privati dei loro indumenti, di eventuali monili e dei documenti d'identità: potevano conservare solo un fazzoletto di stoffa. Poi venivano rasi su tutto il corpo, lavati e veniva consegnato loro il vestiario da campo: una casacca, un paio di pantaloni ed un paio di zoccoli. Poi venivano registrati, marchiati sul braccio sinistro con un numero progressivo che avrebbe sostituito il loro nome. Nei campi non c’era nessuna assistenza medica e fame ed epidemie erano all'ordine del giorno.

Dopo 5 anni di atroci crimini, l'apertura dei cancelli ad Auschwitz mostrò al mondo i sopravvissuti allo sterminio e gli strumenti di tortura e di annientamento. Oggi il campo di concentramento di Auschwitz è un luogo dedicato alla memoria delle vittime che lì vennero uccise.

Guardando la televisione ed i telegiornali ho sentito molto parlare della shoah e vedere le immagini o le fotografie è stato per me sconvolgente: pensare che la razza ebraica sia stata quasi completamente sterminata è assurdo. Dal racconto dei sopravvissuti appare un dolore incancellabile per il ricordo dei familiari sterminati e per le violenza subite, ma anche una profonda riconoscenza per il destino che li  ha voluti superstiti. Per loro é importante ricordare a noi e a quanti non c’erano che queste atrocità  non vanno dimenticate, mai!

27 gennaio 2012                    GIORNATA DELLA MEMORIA

LA SHOAH DEI BAMBINI NELLA PARIGI OCCUPATA

di Roberta Marfella, Francesca Verde, Francesca D'Auria,
Maria Chiara Moretti,
Eleonora Palomba    

Il giorno 25 gennaio nell’ambito delle iniziative promosse dalla nostra scuola per celebrare la giornata della Memoria abbiamo visto film "Vento di primavera" (in francese "La Rafle", il rastrellamento).
Il film è ambientato in Francia nell'estate del 1942, periodo in cui la Francia è sotto l'occupazione tedesca. Su tutto il territorio francese  risiedevano numerosi ebrei -circa 25.000-. In particolare a Parigi erano concentrati nel quartiere di Montmartre.
Erano perfettamente integrati, vivendo la vita sociale e pubblica. Alcuni ricoprivano cariche pubbliche importanti. In relazione ai primi movimenti antisemiti originati in Europa, gli ebrei furono identificati con la stella di David ben in vista cucita sugli indumenti. Quando la Germania progettò la shoah, cioè la soppressione fisica di 6 milioni di ebrei, intimando a tutti gli stati d'Europa l'identificazione e la deportazione di tutti gli Israeliti presenti su ciascun territorio nazionale, a Parigi iniziò la persecuzione antiebraica con una serie di misure discriminatorie, come l'esclusione degli ebrei da qualsiasi attività pubblica.
Hitler volle dallo stato collaborazionista di Vichy il rastrellamento di almeno 20.000 ebrei dai quartieri parigini.
Nello stesso quartiere  viveva anche la famiglia di Joseph, 10 anni. Nella notte tra il 15 e il 16 Luglio, furono arrestati oltre 13.000 ebrei. Vennero divisi in 2 categorie: le famiglie con figli e le persone nubili. Le prime, furono radunate nello stadio del velodromo d’inverno, il Vel d’Hiv di Parigi.
I secondi furono invece smistati nel campo di Drancy, alla periferia della capitale francese, in attesa di essere deportati ad Auschwitz. Ma un mattino Joseph e gli altri bambini vengono separati dai genitori. Questa drammatica separazione valse la salvezza del piccolo Joseph. Il medico ebreo e l'infermiera Annette che si occupavano dell'assistenza di tutti i deportati, sfiniti dagli stenti, dalla fame, dalle fatiche, hanno dimostrato grande amore e rispetto della dignità umana.
Milioni di persone, senza colpa alcuna, sopportarono violenze disumane, vennero annientate nella propria dignità e sterminate nelle camere a gas e nei forni crematori. Questa tragedia si stende sull’Europa e sul mondo. È un crimine che macchia per sempre la storia dell’umanità.
Accompagnati dai nostri docenti, abbiamo compiuto un “viaggio nell’orrore della nostra storia”. Attraverso lo studio, la lettura di brani, la visione di film, sappiamo che milioni di bambine e di bambini, di uomini e di donne, sono state sfinite dalle fatiche, dagli stenti, dalla fame, dalle malattie, schiavizzati e massacrati con metodi industriali e con freddo perfezionismo.
Concludiamo con una nostra riflessione “Coloro che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo”.
                                                                                                           

sfinge testa di morto

morfon

agrias

falena

bruco

 

 

 

 

 

VISITA AL MUSEO DELLE FARFALLE

“L’incommensurabile bellezza delle farfalle”

 di Anna Maria Savarese ID

Il 16 Gennaio 2012, sono andata al museo delle farfalle con la mia classe. Ero emozionata perché mi avevano detto che c’erano tantissime farfalle provenienti dai paesi orientali. Quando siamo arrivati, Daniela (la guida) ci ha accolti amorevolmente e subito ha spiegato che le farfalle sono insetti innocui e che, per difendersi, si mimetizzano. Ha mostrato un quadro chiedendo quante farfalle ci fossero. Noi abbiamo risposto due, ma guardando bene le farfalle erano diciassette. Quando Daniela l’ha detto mi sono stupita, perché quelle farfalle mi sembravano foglie. Dopo ha preso un altro quadro dove c’erano tanti tipi di farfalle. Mi ha colpito una farfalla chiamata “Civetta”  perché, capovolta, avendo un colore marroncino e due occhi disegnati sulle ali, mi sembrava una civetta. Infatti molti predatori, come le lucertole, vedendo una civetta, scappano.
Ho scoperto che alcune farfalle sono velenose per gli animali, ma non per l’uomo. Il predatore, mangiandole, ha la febbre e mal di pancia, altre, invece, se vengono mangiate sono mortali. Le farfalle avvisano il predatore di essere velenose con il colore vivace delle loro ali. Ma, alcune farfalle, per ingannare, hanno gli stessi colori di quelle velenose, ma in realtà sono innocue.
Altre farfalle che mi hanno colpito sono: la “Farfalla Carta di Riso”   ,che ha delle ali molto sottili, la “Farfalla Cobra” , che mostra sopra alle ali un cobra e anche la “Farfalla Morpho Blu” , perché sembra un pezzo di velluto blu pregiato.
Poi, Daniela ha mostrato il luogo dove allevavano le farfalle e ha mostrato una Mantide Religiosa , un Insetto Foglia , un bozzolo e una crisalide. Alla fine ci siamo divisi in due gruppi: quando sono entrata nella serra ho visto tante farfalle appese ad un velo. Daniela ha preso una farfalla civetta e me l’ha poggiata sulla mano. Ho provato una forte emozione.
Infine abbiamo ringraziato Daniela e siamo andati tutti via felici ed emozionati.

di Paola Apreda, Nunzia Esposito, Gina Fiore, Nicola Astarita e Domenico De Vita ID

Il giorno lunedì 16 gennaio siamo andati a visitare il museo delle farfalle, è stata un'esperienza molto interessante e istruttiva. Eravamo molto emozionati della nostra uscita. Siamo usciti dalla scuola tutti ordinati con la nostra professoressa di italiano. Dopo circa venti minuti siamo arrivati al museo delle farfalle e subito abbiamo iniziato la nostra visita. Nel mondo esistono circa 165.000 specie di farfalle. La nostra guida si chiamava Daniela e ci ha mostrato varie specie di farfalle.
Daniela ci ha spiegato che la parola “lepidottero” significa “ali a scaglie”, perché le ali delle farfalle sono come delle pellicole. Le farfalle compiono quattro fasi: uovo, bruco, crisalide e farfalla e possono vivere per due o tre settimane.
Nel vivaio ci sono circa 1.500 farfalle tra cui: la farfalla civetta, si chiama così perché se apre le ali e si capovolge assomiglia ad una civetta;
la falena, come farfalla appartiene alla famiglia dei lepidotteri; la sfinge, testa di morto, ha un teschio sul dorso, se viene minacciata squittisce e assomiglia a delle api, infatti, entra negli alveari, ruba il miele senza farsi riconoscere; l'agrias, è difficile catturarla, perché quando vede un predatore da lontano scappa via, quando è un bruco si ciba della coca, una pianta che serve per produrre la droga; la morfon, si fa notare e per scacciare via i predatori, utilizza le sue ali riflettenti; la vanessa, se viene avvistata da un predatore va in comatosi, cioè si finge morta.
Le farfalle utilizzano le loro antenne per annusare e per individuare i pericoli. Le farfalle, come le api, permettono ai fiori di riprodursi attraverso l'impollinazione.

di Eugenia Pollio, Francesca Fasulo ed Elena Martone ID
Nel mondo degli animale le farfalle rappresentano la grazia e la leggerezza: durano un giorno o poche settimane è un insetto che passa attraverso i tre stadi di rito: Bruco, Crisalide, Farfalle.
Le belle farfalle che si osservano nei prati per tutta l’estate spariscono in inverno, ma prima di cessare la loro breve vita hanno deposto le uova dalle quali, proprio in inverno escono le larve, dette bruchi. Essi hanno un corpo cilindrico simile a quello degli anellini, che porta numerose zampine. Nella loro bocca c’è un organo, detto trafila, dal quale uscirà un filo, più tardi usato dall’animale per tessersi un involucro protettivo il bozzolo.
I bruchi, voracissimi, non risparmiano nessuna parte delle piante di cui sono ghiotti, alcuni sono così insaziabili che divorano persino le ortiche. Tutti i bruchi mutano la pelle, questa operazione richiede da parte dell’animaletto un grande sforzo fisico, un giorno o due prima di questa grande crisi, i bruchi smettono di mangiare e rimangono immobili e languenti. I colori che li adornano sbiadiscono, la pelle va man mano disseccandosi, e finalmente si spacca sotto il dorso, sul secondo o sul terzo anello e lascia scorgere una nuova porzioncina  della nuova pelle, riconoscibile per la freschezza e la vivacità dei colori. In meno di un minuto si compie questa laboriosissima operazione, la nuova pelle che il bruco ha assunto è morbida e di colori vivaci. Ma l’animale è esausto ha bisogno di alcune ore per riprendere la sua mobilità e la primitiva voracità. Arrivato al termine del suo sviluppo, il bruco si prepara a vivere una nuova fase della sua esistenza, il bruco fa una passeggiata nei dintorni della pianta dalla quale ha attinto fino a quel momento il nutrimento,allo scopo di trovare un luogo comodo e riparato. Poi si attacca al posto prescelto e si sospende col capo all’ingiù, servendosi degli artigli dei quali sono fornite le sue zampette.
Per mezzo della trafila, tesse attorno a se stesso una specie di guaina protettiva.
L’insetto rimane spesso così sospeso per 24 ore, in questo tempo è impegnato nel lungo e faticoso lavoro di spaccare la sua pelle, a questo scopo incurva a varie riprese e continuamente i suoi anelli. Finalmente sulla pelle del dorso compare una spaccatura dalla quale esce una parte del corpo della crisalide. Segue una complicata serie di movimenti che la crisalide compie allo scopo di liberarsi dall’involucro. Malgrado essa rischi di cadere a terra durante questi sforzi, tuttavia, dopo aver impresso al suo corpo le vibrazioni adatte a sganciarlo dagli ultimi appigli che la legano alle sue vecchie spoglie, essa finalmente, pronta alla sua ultima fatica. La crisalide come una vecchia mummia viva, è molle e fasciata da una membrana opaca, essa rimarrà nel suo involucro il tempo necessario a compiere l’ultima fase della sua metamorfosi e se ne libererà senza fatica perché esso è leggero e friabile. Da un apertura della membrana non tarderà a d uscire la farfalla, ultimo stadio di una laboriosa metamorfosi.
La farfalla ha le parti boccali trasformate in una proboscide avvoltolata a spira, hanno 4 ali generalmente somiglianti, coperte di scagliette, la loro testa ha una grande mobilità è ricoperta di peli serrati gli uni contro gli altri e porta dei grossi occhi, e qualche volta due puntini oculari. Le antenne, di solito grandi, hanno forme differentissime, sono organi così sensibili che possono avvertire i rumori più lievi, perciò è così difficile catturare una farfalla. Una caratteristica principale distingue le farfalle dagli altri insetti, esse sono coperte da una polverina, che dà loro bellissimi colori che le adornano, questa polverina si attacca alle dita se si prende in mano una di queste creature.
La farfalla con le sue ali grandi e leggere (quella diurna) può volare a lungo, ma il volo non è regolare e non segue sempre la linea retta. Quando l’ insetto deve fare una strada un po’ lunga, sale e scende alternativamente, vola sempre a curve, dall’alto in basso e da destra a sinistra. L’irregolarità di questo volo fa si che l’insetto non rimanga tanto facilmente preda degli uccelli.
Quando le farfalle sono giunte allo stato perfetto hanno vita breve, come tutti gli insetti, muoiono appena hanno resa sicura la loro discendenza. Ci sono circa circa 18000 specie di farfalle, ma molte di più sono le falene (farfalle notturne) se ne conoscono almeno 170000 specie, ma gli zoologi pensano che ce ne siano migliaia ancora da scoprire. Le più grandi fra queste creature sono le farfalle “dalle ali di uccello” della Nuva Guinea e le falene giganti: entrambe possono raggiungere i 30 cm di apertura alare.Le più piccole sono alcune specie di falene che misurano solo 16 millimetri. Molte farfalle e falene sono importanti animali impollinatori. Volano da fiore a fiore per mangiare il nettare. Trasportando i granuli di polline da un fiore all’altro, aiutando così le piante a riprodursi.
Alcune falene hanno minuscole fauci al posto della spiritromba (un tubo che srotolano per mangiare e lo usano come una cannuccia per succhiare il nettare dai fiori, il succo dei frutti in putrefazione o la linfa degli alberi è la loro bocca) e le usano per masticare i granuli di polline.
Molti animali uccelli, lucertole, pipistrelli…,si nutrono di bruchi, per difendersi è molto diffusa la tecnica del mimetismo, oppure di rendersi ben evidenti in modo da ingannarli e spaventarli.Perciò anche i bruchi, molli, indifesi e non così veloci da poter scappare si mimetizzano in vario modo. Alcuni hanno sul corpo disegni che sembrano grandi occhi, per indurre i predatori a pensare che il bruco sia un animale molto più grande e che non sia il caso di attaccarlo. Altri emanano un cattivo odore e possiedono peli pungenti, altri sono velenosi.
Anche le falene adulte si mimetizzano, hanno ali dello stesso colore della corteccia o del muschio, cosicché, quando si trovano sulla corteccia di un albero è impossibile distinguerle. Alcune farfalle hanno sulle ali prolungamenti simili a code, per ingannare i predatori: se un uccello becca le ali invece della testa delle farfalle hanno maggiori possibilità di salvarsi. Altre farfalle sono velenose, dopo averle assaggiate una volta, gli uccelli imparano presto a starne lontani, in questo caso, un insetto si “ sacrifica”, ma salva gli altri della sua specie. Tra le falene vi è anche il baco da seta, il bruco divora una grande quantità di foglie di gelso ad un certo punto inizia a produrre un sottile filamento ( che può raggiungere la lunghezza di 4 km) dentro il quale si avvolge, al’interno si trasforma in crisalide.
I cinesi furono i primi a scoprire che il filamento prodotto dal bruco aveva straordinarie qualità, scoprirono come dipanare il filo di seta per riutilizzarlo. Nell’antichità la seta era una delle materie più preziose di cui si faceva commercio, e la Cina proteggeva la sua scoperta come un vero segreto di stato, una rete di strade, conosciute come “Via della Seta”, portava i tessuti di seta dalla Cina all’antica Roma.
FARFALLA ZEBRA   i colori delle ali di questa farfalla ricordano il manto a strisce di una zebra, quando si sente minacciata dai nemici emette un odore sgradevole.
FALENA IMPERATORE  questa bella falena ha delle chiazze sulle ali che sembrano degli occhi, usate per trarre in inganno i nemici, che credono di essere in presenza di una creatura grande
FARFALLA MONARCA questi insetti sono viaggiatori di lunghe distanze, crescono nel Canada, poi volano verso sud, per trascorrere l’inverno negli Stati Uniti meridionali o nel Messico, in primavera volano di nuovo verso il nord.
FARFALLA IMPERATORE VIOLA svolazza tra le cime degli alberi in Europa e in Asia
FARFALLA SPAGNOLA DELLA LUNA vive soltanto nelle foreste e nelle montagne della Spagna, per la loro rarità sono molto ricercate dai collezionisti
FARFALLA A CODA DI RONDINE   prendono il loro nome dalla coda biforcata, che sembra quella di una rondine, esistono molte specie di questa farfalla, che è presente in tutti  i continenti, ad eccezione dell’Antartide.

 

VISITA AL MUSEO DELLA TARSIA
di Martina Staiano  e Martina Prestileo3F

 

Il 22 Novembre 2011, dopo una interessantissima lezione informativa ed illustrativa tenuta a scuola dal curatore del Museo ospitato nel settecentesco Palazzo Pomarici Santomasi nel centro storico di Sorrento, Alessandro Fiorentino, abbiamo fatto visita al “Museo della Tarsia Lignea” in Via S. Nicola Questo museo, è stato realizzato dall' architetto che ama la storia sorrentina e  che vuole si tramandi alle generazioni più giovani. La visita è stata molto interessante e come guida ci ha accompagnato il curatore stesso. Il museo-bottega conserva forme di produzione di tarsia, documenti storici, quadri raffiguranti i luoghi del nostro territorio, plastici ricordanti la vecchia Sorrento, ecc. Dobbiamo sapere che tutti gli oggetti esposti sono stati comprati dal proprietario o donati al Museo. Ci ha colpito molto il grande spazio espositivo; notevoli i mobili, gli oggetti d’arredo e gli strumenti per il lavoro della Tarsia di mastri sorrentini dell’Ottocento e altrettanti dipinti.   Un elemento che ci ha colpito molto è la scala di fuga che è stata scoperta durante i lavori di restauro del palazzo ed è lasciata a vista. Il museo espone tante vetrine con oggetti originali rappresentanti la Tarsia sorrentina. Il proprietario ci ha spiegato inoltre che per la fine di Dicembre si  inaugura un piano seminterrato dedicato a  esposizioni e mostre. Questa visita ci è piaciuta molto, perché soprattutto noi sorrentini dobbiamo conoscere le nostre tradizioni e la nostra storia.

 

 

 

 

19.11.11                                  LIM&VIDEO

Continua il percorso storico-letterario di confronto tra i testi letterari o gli avvenimenti storici con le realizzazioni cinematografiche. Presentato il libro di Luis Sepulveda "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" e il film di Enzo D'Alò "La gabbianella e il gatto".
Trama
La storia si svolge nella città di
Amburgo e narra le vicende di una gabbiana di nome Kengah che come ogni anno con uno stormo di suoi simili e altri uccelli si dirige verso la foce del fiume Elba e verso i paesi più caldi in cerca di cibo. Lo stormo si tuffa nel mare per mangiare delle aringhe, a un certo punto il capo-stormo impone un decollo di emergenza a causa di un pericolo, ma Kengah, che ha trovato le aringhe gustosissime (essendo una gabbiana), si rituffa per prenderne ancora e viene colpita dalla causa del pericolo: quella che secondo i gabbiani è la "maledizione dei mari", un’onda di petrolio, perso da una petroliera durante una tempesta. Con le sue ultime forze, Kengah riesce a pulirsi e spicca un volo per raggiungere la città di Amburgo. Ci arriva, ma precipita sul balcone di una casa, dove abita Zorba, un gatto grande e grosso dal pelo lucente nero con una piccola macchia bianca sulla gola. Prima di morire, la povera gabbiana riesce ad affidare il suo primo (e ultimo) uovo a Zorba, dopo avergli strappato tre importanti promesse: di  non mangiare l’uovo; di averne cura finché non nascerà la gabbianella; di insegnarle a volare.
Zorba promette di prendersi cura della piccola che sta per nascere, così "cova" l’uovo, e si reca al ristorante italiano per incontrare i suoi amici gatti: Colonnello, Segretario e Diderot. Spiega loro della gabbiana e delle promesse. I tre amici decidono di andare da Diderot, un gatto intelligente e che sa consultare l' enciclopedia, per chiedergli come è possibile ripulire la gabbiana dal petrolio. Trovata la soluzione (
benzina), si recano sul balcone di Zorba, ma trovano Kengah già morta e l'uovo che è riuscita a deporre. Zorba alleva con tanto amore la piccola gabbianella, la chiama Fortunata e la protegge dai pericoli, ossia dai topi che la vogliono mangiare. Dopo pochi anni Fortunata dice di voler essere un gatto ma Zorba le fa capire di essere una gabbiana. Il problema nasce quando Zorba deve insegnare a volare a Fortunata, perché essendo un gatto non sa come insegnare a un gabbiano a volare. Dopo tanti inutili tentativi (e il sabotaggio dei topi del Bazar in cui vivono i gatti e la gabbianella) i gatti sono costretti a ricorrere all’aiuto dell’uomo e quindi a rompere il tabù, cioè parlare agli umani nella loro lingua. L'uomo prescelto è un poeta, un uomo dall’animo sensibile, padre di una bambina di nome Nina e padrone di una bella gatta di nome Bobulina, e capace di capire e comprendere. E così Fortunata riesce a spiccare il suo primo volo e  a librarsi nel cielo come i suoi simili.

LUIS SEPÙLVEDA

Luis Sepúlveda è nato a Ovalle in Cile nel 1949. Viaggiatore e poeta, osservatore della realtà e sognatore ha girato il mondo anche per conto dell'Unesco e di Greenpeace, lottando per i diritti dell'uomo e improntando la sua scrittura alle tematiche ecologiste. Ha cominciato prestissimo la sua attività di scrittore: a soli quindici anni entrò nella Gioventù comunista cilena, diffondendo i suoi racconti e poesie in riunioni sindacali, scioperi e manifestazioni. Il giovane Luis nel 1969 vinse il Premio Casa de Las Américas con la raccolta di racconti "Crónicas de Pedro Nadie", evento che gli valse la stima di uno dei pochi autori cileni che sempre riconobbe tra i sui punti di riferimento, Francisco Coloane. Nei primi anni ’70 si dedicò completamente all’attività politica, divenne membro attivo dell'Unità Popolare Cilena e nel ‘73 entrò nella struttura militare del Partito socialista, diventando anche membro della guardia personale di Salvador Allende. Neanche dopo il colpo di stato che lo costrinse prima al carcere e alla tortura, poi, a partire dal ’77, all’esilio, il suo spirito combattivo si rassegnò, partecipando alla guerriglia di altri paesi sudamericani. In Ecuador visse direttamente il mondo degli Indios, dai quali imparò la lingua, l’essenza della vera libertà e il rispetto per i delicati equilibri del pianeta. Questa esperienza segnò i suoi destini di scrittore e di militante totale in favore di una natura saccheggiata.

Inquinamento da petrolio

L'impatto sull'ambiente marino dell'inquinamento da petrolio ha sempre avuto effetti drammatici.
Quando gli sversamenti sono massicci e vicino alle coste, gli effetti di tale inquinamento sono di grande evidenza. Gli uccelli e i mammiferi marini vengono facilmente attratti dalle masse oleose che si accumulano sulle coste o che rimangono sulla superficie del mare. Nonostante i diversi interventi preventivi la tendenza è ad aumentare perchè aumenta il traffico marittimo che dalle principali aree di produzione del petrolio (Medio Oriente), conduce ai paesi importatori di petrolio come l'America, l'Europa, il Giappone e l'Australia.
Gli incidenti che si verificano alle petroliere, a causa di collisioni, incendi a bordo, usura delle strutture e altro, contribuiscono all'inquinamento petrolifero annuo con una percentuale di solo il 12% e tuttavia provocano i danni maggiori.
Il petrolio sversato si sparge sulla superficie del mare formando una pellicola che cambia di spessore e di composizione a seconda della temperatura e del movimento dell'acqua. Alla evaporazione si aggiungono processi di emulsione, aerosol, fotossidazione che portano alla formazione di una sottile pellicola superficiale e masse di catrame che galleggiando arrivano sotto la costa e alle spiagge. Dopo l'evaporazione dei composti volatili tossici, ha inizio l'azione di biodegradazione degli idrocarburi da parte dei microorganismi marini.
Gli uccelli marini sono le vittime più conosciute e più studiate negli sversamenti da petrolio. Un effetto macroscopico dell'inquinamento da petrolio sugli uccelli è la distruzione dell'effetto protettivo delle barbe e delle barbule delle penne, con conseguente passaggio dell'acqua e raffreddamento del corpo degli animali. Il piumaggio perde le sue proprietà idrorepellenti e non consente più l'isolamento termico. Questo è particolarmente grave per i climi freddi e può condurre alla morte per ipotermia. Gli uccelli provano a ripulirsi col becco ed alcune specie ci riescono meglio di altre. Tuttavia così facendo ingeriscono petrolio che provoca gravi alterazioni agli organi interni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LETTERA DI PERICLE AGLI ATENIESI
 

Il discorso di Pericle agli ateniesi nel 461 a. C., tratto
da «La guerra del Peloponneso di Tucidide»

«Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così. Ora mi chiedo dove stiamo andando?»

27.09.11 commento di Eleonora Palomba III D

Abbiamo letto oggi in classe la lettera di Pericle agli Ateniesi, scritta nel  461 a.C. . Personalmente, sono rimasta molto colpita e ho cercato di approfondire l’argomento documentandomi; Pericle era un importante ed influente generale ateniese, vissuto al tempo delle guerre Persiane e della guerra del Peloponneso. E’ passato alla storia anche per le sue innate capacità oratorie che ebbero grande influenza sulla società ateniese; la lettera che egli scrisse al popolo greco nel 461 a.C. né è la prova. E’ un discorso pronunciato 2400 anni fa, ma che ci fa capire quanto fosse già enormemente  sviluppato il concetto di democrazia nell’antica Grecia.
Pericle rivolgendosi al popolo, esalta i valori fondamentali che ispirano il governo ateniese, che in primo luogo è chiamato a favorire gli interessi di molti e non di pochi, a sancire con delle leggi la libertà e  l’uguaglianza tra i cittadini, a proteggere coloro che ricevono offesa, ad accogliere lo straniero invece di vederlo come un pericolo ed inoltre a non considerare la discussione come un ostacolo.
Questi sono ancora oggi i valori e i principi fondamentali che un buon governo dovrebbe rispettare, ma di cui si sono perse le tracce. Alla fine della lettera, Pericle,  pone una domanda: “Ora mi chiedo, dove stiamo andando?”
Ce lo dovremmo chiedere anche noi. Ormai viviamo in una società in cui buona parte della classe politica nella maggior parte dei casi, agisce spinta da interessi personali anteposti a quelli del popolo, senza tenere in considerazione i principi che invece il governo ateniese teneva a rispettare. Ora anche io, vorrei porre la stessa domanda agli attuali ministri e parlamentari italiani: “Dove andremo a finire?”. Quello che leggo e sento mi lascia sconcertata e preoccupata per il futuro che mi aspetta.
Sono solo una dodicenne, la cui opinione forse conta poco, ma almeno ho detto la mia.                                                               

27.09.11 commento di Vincenzo Maria Tortora III D

Il discorso di Pericle agli Ateniesi è un discorso di 2500 anni fa. Sembra strano che allora, nell’Antica Grecia, avessero un concetto di democrazia così avanzato. In questa lettera si evidenziano più punti molto importanti per la democrazia, ad esempio uno che più mi ha interessato è quello iniziale in cui si dice:”Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.”Qui si capisce che i poveri sono i favoriti dallo stato, ed è giusto, perché è da sciocchi favorire i ricchi, che certamente non hanno bisogno di ulteriori privilegi, in questo modo si crea un certo equilibrio economico nel popolo, cioè non ci sono i ricchissimi e i poveri, ma più o meno tutti hanno le stesse possibilità economiche, chi più e chi  meno.

Si mette in evidenza che tutti sono uguali davanti alla legge, dai contadini, agli artigiani ai nobili. E se qualcuno commette un crimine è punito anche se è una persona importante.

Mi ha colpito ad esempio:”ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private:”cioè che nessun politico lavora per favorire se stesso e non il Paese. Purtroppo questo è un fenomeno che ai giorni nostri è molto comune.

Leggendo questa lettera possiamo capire che nell’Antica Grecia il concetto di democrazia era molto sviluppato e anche rispettato, cosa che ai giorni nostri non avviene del tutto, benché in Italia ci sia una delle costituzioni più belle del mondo, e questo ci deve far riflettere. Dobbiamo prendere esempio dall’Antica Grecia per ricordare che cos’è veramente la:  DEMOCRAZIA.

 

28.09.11 Commento di Francesca D'Auria III D

La lettera di Pericle agli ateniesi ci spiega com’era organizzata la città di Atene nel 461 a. C.
La forma di governo era la democrazia, che significa letteralmente “potere al popolo” . Nell’antica Atene venivano nominati i cittadini meritevoli, anche se poveri, a governare la città in nome del popolo.
Il principio fondamentale della democrazia era la libertà, che rendeva i cittadini felici e disponibili al confronto e al dialogo. Ogni cittadino anteponeva le questioni pubbliche ai propri affari, e non utilizzava il proprio potere pubblico per il tornaconto personale. Era molto sentito il rispetto delle leggi e dei magistrati; allo stesso modo tutti si ispiravano a ciò che era giusto e ciò che era ritenuto buonsenso.
In questo modo si formavano cittadini fiduciosi, sicuri di sé, aperti al mondo e ospitali verso gli stranieri.
Pericle conclude la sua lettera con una domanda: <<Dove stiamo andando?>>.
Questa lettera è molto attuale, sebbene sia stata scritta molti secoli fa. Anche oggi viviamo una situazione politica ed economica di disorientamento.
Molti si pongono lo stesso interrogativo di Pericle: <<Dove stiamo andando?>>.
Dai vari programmi televisivi che mi capita di seguire ogni tanto, ma anche dagli altri mezzi di
informazione, capisco che la disperata ricerca del profitto e lo scarso senso della giustizia di alcuni,
minacciano la nostra democrazia.
I cittadini italiani in questo momento storico non sembrano felici come quelli dell’antica Atene e non pochi, purtroppo, appaiono xenofobi.
Forse erano più moderni gli antichi ateniesi!

 

28.09.11 Commento di Michele Mazzola III D

Pochi giorni fa la professoressa d’italiano, ci ha presentato il discorso che fece Pericle al popolo di Atene nel 461 a.C. .
È un discorso che colpisce, poiché ci sono punti che ritroviamo anche oggi nella vita quotidiana: giustizia, libertà, rispetto e partecipazione alla vita pubblica.
Ci sono diverse frasi che mi hanno colpito ma in particolare mi è piaciuto il punto dove si parla di libertà. Pericle diceva che il loro governo democratico favoriva la libertà delle persone, libertà che non riguardava l’individuo in quanto membro del governo ma anche nella sua vita quotidiana e soprattutto la libertà di vivere ognuno a modo proprio senza giudicare il modo di vivere degli altri e senza esserne sospettosi.
Inoltre Pericle diceva che nonostante vivessero in assoluta libertà essi erano sempre pronti ad affrontare ogni pericolo.
Questa voce che arriva dall’antichità è importante per me poiché ritengo che la libertà sia un valore fondamentale, che infatti ritroviamo anche nella storia, nel periodo del Risorgimento, e per la quale molti si sono sacrificati.


28.09.11 Commento di Olivia De Rosa III D

L’ autore di questa lettera è Pericle, un importante e influente statista, oratore e generale ateniese durante il periodo d'oro della città - cioè, il momento tra le Guerre persiane e la Guerra del Peloponneso. Discendeva, da parte di madre, dalla potente e storicamente influente famiglia degli Alcmeonidi.
Questa lettera è in un certo senso molto attuale dato che descrive come dovrebbe essere organizzato uno stato oggi e ci fa capire la modernità del governo di Atene del 461 a.C.
Di questa lettera mi ha colpito il fatto che Pericle volesse sottolineare che quello era il modo di pensare ad Atene con la frase ripetuta più volte : “Qui ad Atene noi facciamo così”. Sono stata anche sorpresa dal notare che un uomo che non si interessa  alla politica veniva considerato un uomo inutile perché non faceva nulla per migliorare o cambiare in qualche modo lo stato.
La libertà è un altro aspetto molto importante nella lettera e il fatto di capire che gli ateniesi di 2472 anni fa erano così attaccati alla libertà e ai loro diritti, mi fa pensare che nella società attuale, invece, la libertà di esprimersi in qualsiasi maniera viene calpestata in molti modi.

Qui in Italia noi  (purtroppo) facciamo così.

 

03.10.2011 Commento di Martina Staiano  IIIF

-Dove stiamo andando??-

Così Pericle conclude la sua lettera agli ateniesi. Anche noi adesso dobbiamo porci questa domanda!! Alcuni giorni fa, abbiamo letto in classe “il discorso di Pericle agli ateniesi” tratto da “la guerra del Peloponneso di Tucidide”. Mi ha colpito molto e quindi ho fatto delle ricerche.
Pericle era il capo del partito democratico, e scrive questa lettera nel 461 a.c., quasi 2472 anni fa.
E’ un  discorso che colpisce, poiché dice molte cose che ancora oggi ritroviamo nella vita di tutti i giorni. Da questo testo si deduce che lantica Grecia rispettava il concetto di democrazia. Mi sono piaciuti molte parti di questa lettera, ma soprattutto quelle che parlano della libertà, un concetto che ora sembra andato perduto. Mi e piaciuto, inoltre, che Pericle ripete  più volte nel suo discorso: “qui ad Atene facciamo così”.

 

04.10.2011  commento di Francesca Verde IIID

“La lettera di Pericle agli Atenisi ”… che modello meraviglioso di civiltà!  Mi chiedo tuttavia se questa “antica” lettera scritta nel 461 a.C. sia ancora oggi nella nostra società “moderna” seguita dagli stati democratici.
Nel discorso di Pericle si legge :-Qui il nostro governo favorisce i molti invece ai pochi …- Se invece penso alla realtà del mio Paese mi rendo conto che queste belle parole molte volte restano tali, infatti sono quasi sempre i potenti ad avere privilegi a discapito dei meno fortunati.
Un altro passo del discorso che mi è piaciuto è quello dove si legge:-… noi non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.- Anche qui c’è molto da riflettere, nel 2011 ancora giudichiamo se qualcuno non la pensa come noi, siamo pieni di pregiudizi e questo non ci fa essere liberi! Chissà cosa penserebbe Pericle se potesse vivere per un giorno nel nostro millennio: sono certa che per qualche  istante penserebbe di essere ritornata molto più indietro del 561 a.C.!!

 

04.10.2011  commento di Chiara d'Esposito III F

Democrazia!! Questa è la parola chiave, del discorso che Pericle, fece agli ateniesi. Alcuni giorni fa l’abbiamo letto in classe e l’abbiamo approfondito. Ho riletto e riletto il discorso e, ho trovato molte frasi e parole che mi hanno colpito, perciò mi sono documentata. 
Pericle fu un importante generale ateniese, e visse nel periodo delle  guerre persiane e del Peloponneso (infatti il discorso è tratto da “La guerra del Peloponneso di Tucidide”).  Discendeva da parte materna dall’ importante e potente famiglia di Alcmeonidi.
Dunque …  Pericle scrisse il discorso nel 461 a. C.. tuttavia, anche se scritto più di 2700 anni fa il discorso di Pericle rispecchia un po’ quello che è il governo di oggi. Infatti il nostro governo è democratico … cioè , è un governo che favorisce i tanti e non i pochi. Sembra impossibile credere che anche nell’antica Grecia ci fosse un governo democratico e alquanto avanzato … ma è così.

Tutto il discorso in generale mi ha colpito, ma in particolare la frase :”Noi ad Atene facciamo così”, che durante il discorso viene ripetuta più di una volta. 

Infatti mi ha colpito proprio per questo. Forse perché Pericle ci tiene a sottolineare che, nella sua città, nel suo paese, si fa così, ci sia democrazia!

 

04.10.2011  commento di Luigi Ercolano III D

La lettera di Pericle agli Ateniesi è un discorso molto importante fatto da questo democratico illuminato, tanto che ne abbiamo parlato e discusso apertamente in classe. Questa lettura ci fa capire che al tempo di Pericle vi era un governo con idee che dovrebbero essere rispettate ancora oggi.
Nella lettura ritroviamo concetti indiscutibili ma quelli che ritengo più importanti e significativi sono:
·        
“Qui il nostro governo favorisce i pochi invece dei molti e per questo viene chiamato democrazia.”·        
“Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito e la povertà non costituisce un impedimento.”

 
“Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.”
Il primo concetto dimostra che questo governo favorisce il popolo invece dei nobili e ciò è alla base dei governi moderni.
Il secondo ci fa capire il vero significato dell’ uguaglianza poiché un cittadino verrà premiato soltanto per il duro lavoro che ha svolto e non per la sua elevata condizione sociale. La povertà quindi non è un ostacolo o un impedimento. Ciò mi fa riflettere molto poiché non credo che nella società di oggi questi principi siano rispettati.
Il terzo, il quale considero il più importante riconosce che la felicità di un cittadino non deriva dalla ricchezza o da altre cose materiali ma dalla libertà, un valore importantissimo per il quale un uomo non può vivere la propria vita, un valore per il quale numerose persone hanno combattuto, sacrificandosi personalmente per ottenerla. Infine Pericle si pone una domanda che ritengo molto significativa:
Ora mi chiedo dove stiamo andando?
Ed anche io mi chiedo spesso “Dove stiamo andando?”. La nostra società, infatti, presenta tanti gravi problemi: corruzione, malavita organizzata e mancanza di valori. Ma sono sicuro che noi ragazzi sapremo combattere contro tutto ciò e sapremo costruire un futuro migliore!!!!!

 

 

 

Buon anno scolastico a tutti !!!

 150  

Laboratorio di
scrittura creativa
      

 

ho scritto   

attualità

                                     

 

 

 

17.11.2011                             MORTI BIANCHE INVISIBILI

di Luigi Ercolano  Gianfilippo Attanasio Vincenzo Rinaldi III D

Sono passati pochi giorni dalla tragica morte di cinque ragazze, travolte dal crollo di una palazzina, a Barletta. Nel sottoscala, dove quattro delle  vittime lavoravano "in nero". Anche se ci si ostina a chiamarle morti "bianche". Per sottolineare come a provocarle non sia l'intervento diretto di qualcuno. Ma, perlopiù, l'assenza di norme e strumenti di prevenzione nei luoghi di lavoro. Con il rischio di svalutare il fenomeno mentre lo si nomina. Le morti "bianche" evocano, infatti, morti minori. Di persone minori. Senza identità.
Durante la giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro, Napolitano ha ammonito  a non abbassare la guardia su questo tragico fenomeno. Che, nel 2010, ha causato circa 1000 vittime. Se non muoiono in tanti, insomma, diventano invisibili. Sperduti nella cronaca nera .  Sono morte per quattro euro all'ora: in "condizioni di lavoro bestiali, come i meridionali a volte lavorano.  Lo specchio di un'economia arretrata, fragile, di un'Italia che fatica e produce come può", denuncia il capo dello Stato. E in più, per una speculazione edilizia: due appartamenti in più nella palazzina gemella. Il palazzo è crollato a causa dei lavori che sono stati effettuati nella struttura collegata. Lavori svolti sicuramente male dall'impresa incaricata, ma lavori che probabilmente non avrebbero mai dovuto svolgersi: quelle palazzine sono legate una all'altra, così come si costruiva una volta. Abbatterne una significava mettere in pericolo quelle confinanti. Qualcuno aveva segnalato il pericolo, con una serie di ricorsi ai tribunali amministrativi (avendo sempre torto), dicendo che quel "piano di recupero" era illegittimo e pericoloso, ma l'allarme è andato inascoltato. Lavoravano in 'nero', senza contratto, le operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, a Barletta. Lo raccontano i parenti delle vittime, "Era gente - dicono - che lavorava per sopravvivere".  "Mia nipote, 33 anni, prendeva 3,95 euro all'ora, mia nuora quattro euro: lavoravano dalle otto alle 14 ore, a seconda del lavoro che c'era da fare. Quelle donne lavoravano per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere". Lo racconta la zia di una delle vittime. La terribile tragedia di Barletta è il segnale inequivocabile che il nostro patrimonio edilizio, in gran parte risalente agli anni ‘50 e ’60, ha bisogno di controlli e regole certe . L’abusivismo e le semplificazioni contribuiscono concretamente all’aumento del rischio crolli per tutti quegli edifici mai controllati, che subiscono, più o meno legalmente, modifiche strutturali in barba a ogni principio di sicurezza e rispetto del territorio e del paesaggio.
A nostro avviso questa grave vicenda è stata causata dall’incompetenza e dalla noncuranza  da parte del comune di Barletta nonostante le numerose avvertenze da parte degli inquilini. Le condizioni dei lavoratori sono molto simili a quelle della prima rivoluzione industriale , nella quale gli operai non avevano  alcuna assicurazione o norme di sicurezza  adeguate. Quindi mi vengono in mente le ultime parole di Pericle : Dove stiamo andando ?

art 1 : L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro , la sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione .

art 35 : La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni , cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori . Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro

art  36 : Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa . La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge . Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

 

 

 

13.10.2011                    Tragedia a Barletta: Muoiono 5 giovani donne

di Roberta Marfella IIID

Maria Cinquepalmi 14 anni, Matilde Doronzo 32 anni, Giovanna Sardano 30 anni, Antonella Zaza 36 anni, Tina Ceci 37 anni, qualcuno parla di tragica fatalità, di destino infame, molti invece di responsabilità umana.
Il crollo della palazzina di via Roma ha tolto la vita a cinque giovani donne: quattro operaie e una ragazzina, quest’ultima chiamata suo malgrado a intrecciare il suo destino a quello delle altre vittime per essere uscita prima da scuola. Rabbia, speranza, gioia, sconforto, disperazione, tutti quelli presenti sul luogo della sciagura hanno percepito queste emozioni.
Erano le 12.30 circa quando una palazzina di due piani ubicata tra via Roma e via Mura Santo Spirito è collassata su se stessa. Per chi abitava nella zona, sapeva che, lì sotto le macerie, dovevano trovarsi delle persone: forse qualche residente dell’immobile, e sicuramente le operaie dell’edificio, che al pian terreno lavoravano.
E’ bastato questo per mettere in moto un primo e confuso percorso di intervento di soccorso portato avanti dalla gente comune, a mani nude, senza alcuna protezione, scavando nelle macerie tra la polvere e l’odore pungente del gas soffiato dalle tubature spezzate. All’inizio si è pensato che fosse stata proprio una fuga di Metano  a causare il crollo, ma poi smentita da un portavoce del Talgas.
Poi, nel frattempo, sul fuoco agivano i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, i militari dell’ 82° reggimento
fanteria, gli uomini della protezione civile, tutto personale esperto,  con attrezzature specifiche:  ruspe, cani molecolari, gru, insomma tutto il necessario per procedere al salvataggio delle persone che erano sotto le macerie.
Le forze dell’ordine creano un primo cordone di sicurezza, evacuano la zona, perché il crollo della palazzina, potrebbe aver pregiudicato la stabilità degli altri edifici attigui.
Alle 13.15 c’è la prima buona notizia, viene estratta viva una donna di 31 anni: Emanuela Angelillo, al 5° mese di gravidanza, abitava all’ultimo piano, per lei solo un trauma facciale. Un salvataggio che dà nuova speranza ai soccorritori. Qualche ora dopo viene estratto dalle macerie il corpo di una donna, solo in serata si saprà con certezza essere la figlia del proprietario del laboratorio tessile. Poi, in seguito si riesce ad avere il contatto telefonico con delle operaie sotto le macerie. Qualcuno dice che le operaie possano aver trovato un rifugio in uno scantinato. I vigili del fuoco provano a raggiungere il luogo creando un pertugio attiguo alla stanza nella quale si spera possano trovarsi ancora in vita le operaie che ancora mancano all’appello. Alle 19.40 un altro salvataggio: Mariella Fassanella di 37 anni.
Prima di essere portata in ospedale, la donna, viene interrogata da uno speleologo in modo da indirizzare meglio le ricerche delle altre donne. Si continua a scavare, alle 22.30 vengono estratte vive due donne, che rimangono in vita solo per poco, alle 23.00 arriva la notizia del decesso, nonostante i tentativi di rianimazione dei medici. Alle 22.45 è rinvenuto un altro corpo di una giovane donna ancora viva. A questo punto di ritrovare in vita l’ultima donna, intrappolata sotto le macerie, si fanno flebili. Ipotesi che diventa certezza intorno alle 12.30, anche l’ultima donna sotto le macerie è morta.
Oggi Barletta, la Puglia, l’Italia intera piange queste giovani donne, coinvolte in una tragedia già annunciata. Venerdì 30 Settembre, infatti, erano stati chiesti dei sopralluoghi da parte dei proprietari della palazzina ai vigili urbani, ritenendo che la palazzina mostrasse cedimenti nella staticità. Molte persone attribuivano il crollo della palazzina al fatto che lì vicino c’è un cantiere sempre attivo.
Superficialità, Approssimazione, Degrado, purtroppo è proprio per questo che quelle giovani donne hanno perso la vita. E’ proprio vero: Pagano sempre gli stessi ! ! !

 

 

 

 

 

 

13.10.2011                                 STEVE JOBS
                                         il genio che inventò il futuro

di Francesca D’Auria IIID

Tra i molti fatti di cronaca dell’ultima settimana, quello che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica mondiale è stato sicuramente quello della morte di Steve Jobs, il genio che inventò il futuro.
Il 25 febbraio 1955, Steve nasce dalla studentessa americana 23enne Joanne Schieble e da Abdul Fattah Jandali, un immigrato siriano. Joanne ha avuto il bambino e lo ha dato in adozione a una modesta famiglia armeno-americana, che lo ha allevato con amore.
All’età di 17 anni si diploma a Cupertino, ma lascia il college dopo sei mesi. Continua a seguire le lezioni di calligrafia ufficiosamente.
Quattro anni dopo, nel 1° aprile 1976, Jobs e l’amico Wozniak fondano l’Apple nel garage dei Jobs.
Nel 1978 a Cupertino l’Apple stabilisce la sua sede: da quel garage, dove la fondarono in due, all’età di soli 20 anni, alla nuova sede in un grattacielo in California con più di quattromila dipendenti…
In successione le invenzioni sono queste: il primo pc Apple, l’Apple II, l’Apple Lisa, l’Apple ile, il Macintosh (Mac), il Macintosh II, il Powerbook (primo pc portatile), il Newton (il primo palmare), l’iMac, l’iBook, il Cube, l’iPod (il più popolare tra gli mp3), l’iPhone (il primo smartphone Apple) con tutte le sue cinque forme, e i due iPad (i primi tablet Apple).
Tutte queste invenzioni hanno segnato una rivoluzione nel mondo della tecnologia per l’evidente importanza di questi strumenti, soprattutto nel campo della comunicazione.
Oltre ad essere un grande genio e inventore, Steve Jobs è stato un uomo molto profondo che ha sempre cercato di trasmettere dei valori ai giovani.

“Stay Hungry. Stay Foolish.” . "Siate Affamati.
Siate Folli". Questa era la didascalia della foto dell’ultimo numero della rivista “The Whole Earth Catalog”. Questa fotografia rappresentava una semplice strada di campagna al mattino. Era il loro messaggio d’addio.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. […] Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Stay Hungry. Stay Foolish.
Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per incominciare una nuova vita, lo auguro anche a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.
Con queste parole, Steve Jobs esorta i laureati dell’Università di Stanford a seguire la coscienza, a credere in un ideale e seguirlo, qualunque esso sia. "Non c’è ragione per non seguire il proprio cuore"
Le parole che Steve Jobs rivolge ai giovani fanno pensare: “Siate Affamati. Siate Folli.”. Coglie questa occasione per raccontare parte della sua vita; e del modo in cui lui affrontava ogni giorno con maggiore determinazione, affamato di conoscenze, di scoperte, di nuove avventure; e la sua “follia” nel voler sempre continuare, nonostante tutto, nonostante gli fosse stata diagnosticata una rara forma di tumore al pancreas.
"Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere". Queste parole si continuava a ripetere Jobs, e aveva ragione. Solo in questo modo è riuscito a raggiungere le sue aspettative ed è andato anche oltre a queste. È riuscito a concretizzare l’idea che aveva fin da ragazzo, e questo è ciò che alla fine è riuscito a far capire ai giovani di tutto il mondo.

dal mondo 

 

13.09.2011     Somalia, la tragedia infinita
              "Esodo senza precedenti"

di Luigi Ercolano  IIID

Per la carestia rischiano di morire 750 mila persone. Ma a mettere in fuga uomini, donne e bambini sono anche le tensioni politiche. In centinaia di migliaia hanno lasciato il paese.

 

E' una tragedia senza fine quella che colpisce la Somalia con centinaia di persone in fuga dal paese. Da mesi carestia e siccità mettono a rischio la vita di 13 milioni di individui in tutto il Corno D'Africa. Secondo l'Onu si tratta della più grave crisi di questo tipo negli ultimi 60 anni: coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, ma anche migliaia di persone in Eritrea e a Gibuti. Ma la Somalia si trova ad affrontare anche una serie di conflitti interni. Si assiste ad un esodo di massa, non solo per la carenza di acqua, ma anche per il complesso quadro politico. Oggi la popolazione è alle prese con una gravissima carestia, che ha colpito già sei regioni: rischiano di morire in 750 mila. Ma i somali sono anche 'ostaggio' di una forte crisi politica: un gruppo di radicali islamici, gli Al Shabaab, tenta di dettare legge nelle zone finite sotto il loro controllo. Succede in buona parte del sud del Paese e in qualche distretto della capitale. Di fronte a questa situazione di forte instabilità, per salvare la vita e quella delle proprie famiglie in migliaia lasciano le loro case. Diverse agenzie umanitarie hanno definito la situazione " un esodo senza precedenti".
I bambini di Mogadiscio.
La crisi umanitaria colpisce soprattutto i minori che si trovano spesso senza genitori ad affrontare la fame e la sete. Ogni giorno 400 rifugiati  arrivano nel centro medico “Sos  villaggi dei bambini” di Mogadiscio. A Baidoa, definita "Città della morte", migliaia di persone vengono curate nella clinica Sos, aperta nel mese di agosto. Al momento è l'unica struttura sanitaria di riferimento per i due principali campi profughi nella zona. In alcuni casi le strutture Sos presenti in Somalia sono state costrette a chiudere temporaneamente a causa degli scontri, ma nei 30 anni di presenza nel paese, Sos non ha mai smesso di intervenire a sostegno della popolazione, attraverso l'ospedale, il centro medico, la scuola e le strutture di accoglienza.


La questione sanitaria. Ettore Mazzanti di “Medici Senza Frontiere” ha lavorato fino a qualche giorno fa a Mogadiscio come coordinatore medico per l'emergenza. " La carenza di acqua sicura, la penuria di servizi igienici e il mancato smaltimento di ogni forma di rifiuto - spiega -  sono una terribile miscela esplosiva per le migliaia di esseri umani che vivono sovraffollati in ripari precari alla ricerca ostinata di sopravvivenza, nonostante tutto".


Centinaia di migliaia in Kenya. Secondo “l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati”  (Unchcr), l'afflusso di sfollati nella capitale somala avrebbe  raggiunto il suo picco nel mese di luglio, quando 28.000 sfollati si sono riversati in città in cerca di assistenza. Il Kenya, con 498.000 rifugiati somali, resta il principale paese d'accoglienza. Secondo gli operatori impegnati sul terreno, le condizioni di salute complessive dei nuovi arrivati - in particolare dei bambini - sono peggiori che in passato. Resta poi alta la preoccupazione dell'unhcr per le pessime condizioni di salute dei nuovi arrivati dalla Somalia nei campi in Etiopia.


La situazione politica. La Somalia ha convissuto con una guerra civile ventennale, esplosa dopo la caduta di Mohammed Siad Barre nel '91, e ora la speranza è quella della 'road map' firmata il 6 settembre dal presidente Somalo, Sharif Scheick Ahmed, dai responsabili dell'autoproclamata regione autonoma del Puntland, nel nord-est, e dalla milizia filo-governativa Ahlu Sunna Wal Jamaa. L'accordo prevede una  nuova costituzione, in vigore dal 1 luglio 2012, e libere elezioni subito dopo, entro il 20 agosto.

la cultura
e lo spettacolo

 

   

le inchieste

 

 

lo sport

 

anticipazioni

 

 

la posta

               

 

  

 

 

 

 

 

 

la redazione

Puoi inviare commenti, articoli, poesie, racconti e  ...   clicca su INFO 

La redazione vi augura un ottimo anno scolastico e vi ricorda che potete inviare i vostri articoli, commenti, recensioni ecc. ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
donatella.ambrosio@istruzione.it