Riflessioni
sul tema della solidarietà
Articolo 1 - Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani
"Tutti gli esseri
umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli
altri in spirito di fratellanza."
Per
condividere il lavoro che i docenti stanno svolgendo per stimolare i propri
alunni alla riflessione sul tema della solidarietà, in un percorso che li guidi
alla comprensione del vero spirito di questa espressione intesa come una realtà
umana che coinvolge tutti nella partecipazione ai sentimenti e alle vicende che
toccano in sorte ad ogni uomo e come legame che unisce più individui, in
rapporto a una concordanza di idee, di aspirazioni e nella volontà di sostenerle
in comune, cogliamo l'invito della collega Melina Guarracino Coppola alla
lettura di alcune poesie assai attinenti al tema.
La prima “Nessuno è solo” di Josè Augustin Goytisolo, poeta spagnolo,
rappresenta un appassionato manifesto di solidarietà tra gli oppressi.
“Nessuno è solo” di Josè Augustin Goytisolo
In questo stesso istante
c’è un uomo che soffre,
un uomo torturato
solo perché ama
la libertà.
Ignoro
dove vive, che lingua
parla, di che colore
ha la pelle, come
si chiama, ma
in questo stesso istante,
quando i tuoi occhi leggono
la mia piccola poesia,
quell’uomo esiste, grida,
si può sentire il suo pianto
di animale perseguitato
mentre si morde le labbra
per non denunciare
i suoi amici. Lo senti?
Un uomo solo
grida ammanettato, esiste
in qualche posto.
Ho detto solo?
Non senti, come me,
il dolore del suo corpo
ripetuto nel tuo?
Non ti sgorga il sangue
Sotto i colpi ciechi?
La seconda, di Jaime Torres Bodet, scrittore e statista messicano, dal titolo “Un uomo muore dentro di me”, è una poesia di sentimenti che drammaticamente difendono ed esaltano il valore della vita.
“Un uomo muore dentro di me” di Jaime Torres Bodet
Un uomo muore dentro di me tutte le volte che un uomo
muore da qualche altra parte, assassinato
dalla paura e dall’ansia di altri uomini…
Un uomo muore in me ogni volta che in Asia
o sulla sponda di un fiume
d’Africa o d’America,
o nei parchi di una città d’Europa,
l’arma di un uomo uccide un uomo.
E la sua morte disfa
tutto ciò che credevo di avere eretto
in me su fondamenta eterne:
la fede nei miei eroi,
il mio gusto di stare in silenzio sotto i pini,
l’orgoglio che io avevo di essere uomo
ascoltando Platone narrare la morte di Socrate
e perfino il sapore dell’acqua e perfino il chiaro
piacere di riconoscere
che due e due fanno quattro …
tutto
di nuovo s’interroga
e pone mille domande senza risposta, nell’ora in cui l’uomo
penetra – a mano armata –
nella vita senza difesa di altri uomini.
Mi
piacerebbe condividere anche qualche riflessione sulla canzone "Il movimento del
dare" scritta da Battiato e Sgalambro e che dà il titolo all’ultimo album di
Fiorella Mannoia. La cantante, intervistata al TG1, spiega il senso della
canzone come un invito "ad aprirsi agli altri", “in una società e in tempi nei
quali è la pazienza che manca per capire l'altro e anche per chiedere scusa
quando si sbaglia. Siamo tutti presi da noi stessi”. E' per questo che Battiato
auspica l'apertura agli altri parlando di rose, in un naturale e fiducioso
donarsi, spiegando in poesia attraverso lo sbocciare della rosa, il suo profumo,
la bellezza e il colore, il desiderio di sconfiggere l'atteggiamento di paura
generalizzato. Bisogna darsi agli altri e capire gli altri.
Ecco il testo
“Il movimento del dare” di Franco Battiato
Imparo dalle rose
il movimento del dare
dagli insetti come difendersi e percepire
dagli uccelli come si possa estrarre succo dalle foglie
così parlo a te
che non so chi sei
Abbiamo imparato dalle donne come illudere e conquistare
dai genitori a non rubare
dai bambini a giocare senza porsi limiti
seguendo la nostra visione del mondo
L’allegria ci passa accanto
tra assordanti rumori
abbiamo perso tempo e lacrime
e nella vita a sorridere e sopportare
nelle chiese a non pregare
nelle scuole a non comprendere
e ad ascoltare altre visioni del mondo
Giardini e notti ci attendono di nuovo
nell’anno che verrà l’oscurità non ci fa più paura ormai
Imparo dalle rose
il movimento del dare
dagli insetti come difendersi e percepire
Vorrei anche io
condividere alcune poesie di due autori che ho conosciuto fin dalla mia
adolescenza e che ho sempre amato particolarmente: Raul Follerau e Michel Quoist
. Leggerò queste poesie ai miei alunni per stimolare le loro riflessioni sulla
solidarietà, soprattutto oggi, in questo difficile momento di crisi economica.
Spero che possano essere di stimolo anche per altri.
Ero ancora alle scuole elementari quando, sul libro di lettura, lessi per la
prima volta di Raul Follerau e di come si batteva per i lebbrosi. Alle
superiori, poi ho conosciuto le sue poesie-preghiere che non ho più dimenticato.
Intendo raccontare anche la vita straordinaria di Follerau agli alunni.
Rita Parlato
SE CRISTO, DOMANI... di Raul Follerau
Se
Cristo domani batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?
Sarà, come una volta, un uomo povero, certamente un uomo solo.
Sarà senza dubbio un operaio,
forse un disoccupato,
e anche, se lo sciopero è giusto, uno scioperante.
O meglio ancora tenterà di piazzare delle polizze d'assicurazione
o degli aspirapolvere...
Salirà scale su scale, senza mai finire,
si arresterà senza fine sui ballatoi,
con un sorriso meraviglioso
sul suo volto triste...
Ma la vostra porta è così arcigna.
E poi nessuno scorge il sorriso
delle persone che non vuol ricevere.
Oppure la minuscola governante ripeterà, come una lezione:
"La signora ha i suoi poveri".
E sbatterà la porta
in faccia al povero
che è il Signore...
O se gli si chiede:
"Cosa sai fare?"
non può rispondere: tutto.
"Donde vieni?"
non può rispondere: da ogni dove.
"Cosa pretendi di guadagnare?"
non può rispondere: voi.
Allora se ne andrà
più abbattuto, più annientato,
con la Pace nelle Sue mani nude".
Il mio e il tuo
di Raul Follerau
Il mio patrimonio, il tuo patrimonio, i nostri soldi;
i miei, i tuoi, i miei, i tuoi...
I miei capitali, i tuoi averi, i nostri beni:
i miei, i tuoi, i miei, i tuoi...
Un solo universo
molle, sordido e chiuso,
nel quale ci si va a barricare.
finito il tempo di amare.
Centinaia di milioni di poveri senza pane,
senza casa e senza nulla.
Il mio patrimonio, il tuo patrimonio,
i miei capitali, i tuoi averi:
i miei, i tuoi, il mio, il tuo.
Ormai sono duemila anni: l'era cristiana...
Ma quando mai cominceremo ad essere cristiani?
Insegnaci, Signore di Raul Follerau
Insegnaci, Signore, a non amare
soltanto noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare soltanto quelli
che amiamo già.
Insegnaci a pensare agli altri, ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.
Signore, donaci di soffrire della sofferenza degli altri.
Concedici la grazia di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita
troppo felice, protetta da te, milioni di esseri umani, che sono tuoi figli e
nostri fratelli, muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame, muoiono
di freddo senza aver meritato di morir di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
E
ORA TOCCA A VOI BATTERVI
di Raoul Follereau
gioventu' del mondo;
siate intransigenti
sul dovere di amare.
Ridete di coloro
che vi parleranno di prudenza,
di convenienza,
che vi consiglieranno
di mantenere
il giusto equilibrio.
La piu' grande
disgrazia che vi possa capitare
e' di non essere utili a nessuno,
e che la vostra vita
non serva
a niente.
Raoul Follereau (Nevers, 17
agosto 1903
– Parigi, 6
dicembre 1977)
è stato un
giornalista e
poeta
francese. È stato il fondatore dell'Associazione
Raoul Follereau che dal
1967 aiuta e difende i diritti dei
lebbrosi in particolare nei paesi
africani. Nasce a Nevers in
Francia, da una famiglia di
industriali. Nel
1918 incontra Madeleine Boudou, con la
quale trascorrerà tutta la vita. Studia
diritto e
filosofia, si fa notare come
poeta,
giornalista, conferenziere. Nel
1935 seguendo, per interesse personale
e come inviato speciale del giornale
La Nation, le orme del missionario
Charles de Foucauld, si imbatte a
Adzopé (Costa
d'Avorio) in un villaggio di lebbrosi. Questo incontro cambia la sua
vita.
Nel
1942 in piena guerra lancia
l'iniziativa di solidarietà L'ora dei poveri. Ricercato dai
nazisti per una serie di articoli
contro
Hitler, è costretto a nascondersi. Nel
1946 lancia il Natale del Padre de
Foucauld e fonda L'Ordine della Carità che diverrà in seguito la
Fondazione Raoul Follereau. Nel
1953 con i soldi raccolti nei suoi
giri di conferenze viene inaugurata ad Adzopé la città dei lebbrosi con
laboratori, radio, cinema, e tante piccole case al limitare della foresta. I
primi malati escono così dall'emarginazione in cui da secoli erano tenuti,
milioni di altri li seguiranno.
Compie l'equivalente di ben trentadue volte il giro del mondo per raccogliere
fondi per curare i malati di
lebbra. Rendendosi conto che questa malattia non sarà mai
vinta fino a quando milioni di persone saranno colpite dalla povertà, dallo
sfruttamento, dalla guerra, allarga il discorso a quelle che lui chiama le
"altre lebbre": l'indifferenza, l'egoismo,
l'ingiustizia. Scrive ai capi di stato, propone lo sciopero dell'egoismo,
denuncia, senza riguardi per nessuno, l'ingiustizia e l'ipocrisia in decine di
scritti e migliaia di conferenze. Promuove nel
1954 la
Giornata mondiale dei malati di lebbra,
celebrata tuttora in 150 paesi. Tra il
1964 e il
1969 anima la campagna "il costo di un
giorno di guerra per la pace", rivolta all'ONU,
a cui aderiscono 4 milioni di giovani in 125 paesi.
Gli insegnamenti e l'esempio, attraverso il suo stesso linguaggio, sono
riproposti nei numerosi libri che ha scritto, il più famoso dei quali è Le
livre d'amour, pubblicato nel
1920 quando l'autore aveva solo 17
anni, diffuso in 10 milioni di copie e tradotto in 35 lingue. La sua opera
continua a vivere e rinnovarsi nel lavoro di decine di organizzazioni che
portano il suo nome. In Italia, l'opera di Raoul Follereau a favore dei malati
di lebbra e del Sud del Mondo è continuata dall'AIFO -
Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau.
Padre Michel Quoist (Le
Havre, 1921
– Le
Havre, 18
dicembre 1997)
è stato un
presbitero e
scrittore
francese. La sua poesia “Ha bisogno di
te” mi sembra quasi un inno alla nostra iniziativa.
Se la nota
dicesse:
non è una nota che
fa la musica...non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse:
non è una parola che può fare una pagina
...non ci sarebbero
libri.
Se la pietra dicesse:
non è una pietra che
può alzare un muro...non ci sarebbero case.
Se la goccia d'acqua dicesse: non è una goccia d'acqua che può fare un
fiume...non ci sarebbe l'oceano.
Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare un
campo
...non ci sarebbe la
messe.
Se l'uomo dicesse: non è un gesto d'amore che può salvare
l'umanità
...non ci
sarebbero mai né giustizia, né dignità,
né felicità sulla
terra degli uomini.
Come la sinfonia ha
bisogno di ogni nota
Come il libro ha
bisogno di ogni parola
Come la casa ha
bisogno di ogni pietra
Come l'oceano ha
bisogno di ogni goccia d'acqua
Come la messe ha
bisogno di ogni chicco
l'umanità intera ha
bisogno di te,
qui dove sei, unico,
e perciò insostituibile.
(Michel Quoist)
Un passo di
una poesia di Nazim Hikmet
"Forse la mia ultima lettera a Memet"
per sottolineare
l'importanza di un sentimento come la solidarietà che è partecipazione per tutto
ciò che nasce e vive sulla terra, per gli altri uomini ai quali si dovrà dare
per poter a nostra volta, ricevere, attraverso l'amicizia e l'amore.
Melina
....
Non vivere su questa terra
come un inquilino
o come un villeggiante
nella natura:
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre.
Credi al grano,
alla terra, al mare,
ma prima di tutto all'uomo.
Ama la nube, la macchina, il libro,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che secca
del pianeta che si spegne
della bestia che è inferma,
ma prima di tutto la tristezza dell'uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano a piene mani la gioia
ma prima di tutto che l'uomo
ti dia a piene mani la gioia.
...
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