150  

1861-2011
Nascita di una nazione

http://www.corriere.it/unita-italia-150/
http://www.italiaunita150.i

http://www.youtube.com/watch?v=o7pmy-u1awI
http://www.youtube.com/watch?v=TdJsm6qNjU8

Una bella giornata!

I ragazzi di Sorrento rispondono con entusiasmo ai festeggiamenti per l’Unità.
Il 17 marzo è stata proprio una bella giornata per la Città di Sorrento!
Non ci si aspettava una tale partecipazione di giovani, di insegnanti, di famiglie alla manifestazione promossa dalla amministrazione per festeggiare i 150 anni della nostra nazione.
Piazza Tasso era piena, lo sparo di coriandoli tricolori sulla folla è stata un’idea simpatica ed emozionante, il suono di quell’unica tromba alla deposizione della corona di alloro sul monumento ai caduti a Piazza Vittoria è stato commovente.
Tale massiccia partecipazione ha un significato sul quale bisogna riflettere: si tratta di momenti di verifica importanti. Forse gli italiani sono stanchi di sentirsi dire che l’unità d’Italia è stata un danno. Forse qualcuno ha voglia di sentirsi parte di una nazione, di avere punti di riferimento certi e valori nei quali riconoscersi.
E’ stato importante che la scuola sia scesa in piazza, che sia stata presente ed abbia testimoniato, con la sua presenza, che insegna ai ragazzi valori universali.

Ci rimane nel cuore il cartello appeso dai ragazzi alla porta della propria aula:    “II G: classe italiana!”.

 

La vostra Preside

 

 

 

La scuola partecipa alla manifestazione cittadina per i 150 anni dell'Unità d'Italia




pizza "a tema" realizzata dalla prof.ssa Formichella

... nelle aule







   

CONCORSO "ESSERE ITALIANI OGGI"

L’UNITA’ D’ITALIA 

Di Martina Staiano IIF

 

         Il 17 marzo 2011 festeggeremo il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. A scuola con la professoressa d’italiano stiamo approfondendo questo argomento con delle ricerche, con la professoressa di arte invece, abbiamo realizzato dei cartelloni. Abbiamo perciò dovuto informarci sugli avvenimenti più significativi che hanno portato alla formazione dell’Unità d’Italia. Nel  1800 l’Italia era suddivisa in vari stati: il Regno di Sardegna, il Regno delle due Sicilie, l’Impero d’Austria, i ducati di Parma e Modena, lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana.
         La speranza di una patria unita cominciò a formarsi nella coscienza degli italiani sul finire del XVIII secolo. Da ricordare tra gli altri, nel 1831 Giuseppe Mazzini che fondò la “Giovine Italia”, una nuova associazione che aveva come obiettivo quello di unire l’Italia sotto forma di una Repubblica indipendente; Vincenzo Gioberti invece immaginava una confederazione con a capo il papa Pio IX.
         Nel 1848 ci fu la prima guerra di indipendenza, che si concluse con la sconfitta degli italiani, questa guerra è poco ricordata perché l’esercito sabaudo ebbe la peggio.
         In seguito, Camillo Benso conte di Cavour e Napoleone III raggiunsero un accordo che prevedeva l’aiuto dei francesi in caso di attacco austriaco con la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia.
        Nel 1859 si svolse la seconda guerra di indipendenza con l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna.          Un anno dopo, i ducati di Parma, Modena, Toscana e Romagna si aggiunsero al territorio sabaudo, non per mezzo di guerre ma per plebisciti.         
Il Regno di Sardegna conquistò molti territori ma mancavano le terre del sud, così nel 1860 (maggio-ottobre) Giuseppe Garibaldi partì da Quarto con mille volontari e arrivò a Marsala, per conquistare il Regno delle due Sicilie. Questo viaggio che fece Garibaldi fu chiamato “Spedizione dei Mille”. Intanto l’esercito sabaudo era alle prese con la conquista di Marche e Umbria. Il 26 ottobre 1860 a Teano (presso Caserta) Garibaldi consegnò le terre conquistate a Vittorio Emanuele II, rinunciando ad ogni potere.
         Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia con a capo Vittorio Emanuele II.
          Per ricordare gli avvenimenti sopra descritti sono state organizzate mostre, sfilate, incontri, dibattiti, rappresentazioni teatrali, cinematografiche e culturali  e perfino una festività nazionale. Quando sono stata recentemente a Roma ho visto una bella mostra dedicata all’Unità d’Italia nel Vittoriano. C’erano tante bandiere tricolori, ognuna realizzata da un famoso stilista italiano insieme a bandiere molto antiche e rovinate dal tempo. C’era esposta anche la camicia rossa di Garibaldi e il libro con tutte le foto dei mille garibaldini.

        
Ho letto su un giornale la seguente frase che mi ha colpito molto: “Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani”. Questa frase di Massimo D’Azeglio risulta ancora attuale in quanto ancora oggi si notano differenze tra la popolazione del nord e quella del sud Italia. Sono trascorsi 150 anni ma i problemi, gli errori, i difetti e i vizi degli italiani non sono cambiati, anzi sono peggiorati! E’ triste festeggiare questo importante evento in una fase di crisi economica, politica e di valori.

         Mi piacerebbe festeggiare tra non molti anni “l’Unità degli Italiani”.

L'INNO D'ITALIA

Fratelli d'Italia,
 l'Italia s'è desta, 
 dell'elmo di Scipio
 s'è cinta la testa. 
 Dov'è la Vittoria? 
  Le porga la chioma
che schiava di Roma
Iddio la creò. 
 Stringiamci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò. 
 Stringiamci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò, sì! 
 
 Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli, 
 perché siam divisi. 
 Raccolgaci un'unica
 bandiera, una speme: 
 di fonderci insieme 
 già l'ora suonò.
 Stringiamci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò, sì! 
 
 Uniamoci, uniamoci, 
 l'unione e l'amore 
 rivelano ai popoli 
 le vie del Signore. 
 Giuriamo far libero 
 il suolo natio: 
 uniti, per Dio, 
 chi vincer ci può?
 Stringiamoci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò, sì! 

 

 Dall'Alpe a Sicilia, 
 Dovunque è Legnano; 
 Ogn'uom di Ferruccio 
 Ha il core e la mano; 
 I bimbi d'Italia
 Si chiaman Balilla; 
 Il suon d'ogni squilla 
 I Vespri suonò.
 Stringiamci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò, sì! 
  
 Son giunchi che piegano 
 Le spade vendute;
 Già l'Aquila d'Austria
 Le penne ha perdute.
 Il sangue d'Italia
 E il sangue Polacco
 Bevé col Cosacco,
 Ma il cor le bruciò.
 Stringiamci a coorte, 
 siam pronti alla morte. 
 Siam pronti alla morte, 
 l'Italia chiamò, sì! 

 

l'elmo di Scipio: L'Italia ha di nuovo sulla testa l'elmo di Scipio (Scipione l'Africano), il generale romano che nel 202 avanti Cristo sconfisse a Zama (attuale Algeria) il cartaginese Annibale. L'Italia è tornata a combattere.

Le porga la chioma: La Vittoria sarà di Roma, cioè dell'Italia. Nell'antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli. Così la Vittoria dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata, perché la Vittoria è schiava di Roma che sarà appunto vincitrice.

coorte: nell'esercito romano le legioni (cioè l'esercito), era diviso in molte coorti. Stringiamci a coorte significa quindi restiamo uniti fra noi combattenti che siamo pronti a morire per il nostro ideale.

calpesti: calpestati

Raccolgaci: la lingua di Mameli è la lingua poetica dell'Ottocento. Questo raccolgaci in italiano moderno sarebbe ci raccolga, un congiuntivo esortativo che assimila il pronome diretto. Il significato è: ci deve raccogliere, tenere insieme.

una speme: altra parola letteraria e arcaica. Significa speranza. Non c'è però da stupirsi troppo se Mameli usa queste parole. Nella lingua delle canzonette di musica leggera intorno al 1950, queste parole si trovano ancora.

fonderci insieme: negli anni di Goffredo Mameli l'Italia è ancora divisa in molti staterelli. Il testo dice che è l'ora di fondersi, di raggiungere l'unità nazionale.

per Dio: doppia interpretazione possibile. Per Dio è un francesismo e quindi significa "da Dio": se siamo uniti da Dio, per volere di Dio, nessuno potrà mai vincerci.
Certo è però che in italiano "per Dio" può essere anche una imprecazione, una esclamazione piuttosto forte. Che avrà mai voluto intendere Goffredo Mameli? Siccome aveva Vent'anni ci piace pensare che abbia voluto lui stesso giocare sul doppio senso (in fondo i suoi rapporti con il Vaticano non erano buonissimi, tant'è vero che è morto proprio a Roma dove combatteva per la Repubblica)

Dovunque è Legnano: ogni città italiana è Legnano, il luogo dove nel 1176 i comuni lombardi sconfissero l'Imperatore tedesco Federico Barbarossa

Ferruccio: ogni uomo è come Francesco Ferrucci, l'uomo che nel 1530 difese Firenze dall'imperatore Carlo V.

Balilla: è il soprannome del bambino che con il lancio di una pietra nel 1746 diede inizio alla rivolta di Genova contro gli Austro-piemontesi

I Vespri: Nel 1282 i siciliani si ribellano ai francesi invasori una sera, all'ora del vespro. La rivolta si è poi chiamata la rivolta dei Vespri siciliani

Le spade vendute: i soldati mercenari si piegano come giunchi e l'aquila, simbolo dell'Austria, perde le penne

Il sangue polacco: L'Austria, alleata con la Russia (il cosacco), ha bevuto il sangue Polacco, ha diviso e smembrato la Polonia. Ma quel sangue bevuto avvelena il cuore degli oppressori

 

 

 

 

                                                                                                            MARZO 1821        ( A. MANZONI) 

 

 

Soffermàti sull'arida sponda

volti i guardi al varcato Ticino

tutti assorti nel nuovo destino

certi in cor dell'antica virtù

han giurato: non fia che quest'onda

scorra più tra due rive straniere:

non fia loco ove sorgan barriere

tra l'Italia e l'Italia, mai più.

 

L'han giurato, altri forti a quel giuro
rispondean da fraterne contrade
affilando nell'ombra le spade

che or levate scintillano al sol.

Già le destre hanno stretto le destre;

già le sacre parole son porte:

o compagni sul letto di morte

o fratelli sul libero suol
...

 di Giovanni Trapani III D

 

Inizia così una delle più belle poesie della letteratura italiana: Marzo 1821, composta da Alessandro Manzoni proprio nel marzo del 1821 quando nei patrioti lombardi sorse la speranza che il re Carlo Alberto dichiarasse guerra all'Austria e varcasse il Ticino nel tentativo di liberare la Lombardia.Questo, però, avvenne solo nel 1840 dopo le famose cinque giornate di Milano.

In questa poesia il Manzoni esalta il diritto di ogni popolo, non solo dell'Italia, alla libertà; infatti la poesia è dedicata a Teodoro Koerner,un giovane poeta tedesco, caduto in guerra. Esalta anche l'idea di nazione,costituita da un popolo unito da una stessa lingua,una stessa storia, una stessa religione, con sentimenti comuni e discendente da una stessa stirpe.

Nella poesia, il poeta vuole comunicare agli Austriaci che,opprimendo l'Italia, tradiscono quel giuramento che pronunciarono sotto l'oppressione napoleonica,ovvero di non opprimere mai altre nazioni.

Il Manzoni,precorrendo gli eventi,immagina che l'esercito guidato da Carlo Alberto abbia varcato il Ticino,confine che separava l'Italia dall'Austria, e, fermandosi sulla sponda arida del fiume, volga lo sguardo all'Italia e giuri che quel fiume non avrebbe mai più dovuto scorrere tra due rive straniere e che non sarebbero sorte altre barriere nel territorio italiano.

Era giunto il momento in cui le società segrete come la Carboneria e la Massoneria potevano uscire allo scoperto e combattere per la libertà.

Solo colui che avrebbe potuto compiere l'impossibile impresa di distinguere e separare le acque dei vari affluenti nel Po, avrebbe potuto fermare gli insorti. Interessante è anche la visione che ha il Manzoni di un Lombardo, ridotto alle condizioni di un mendicante pur essendo nella propria terra, incapace di esprimere le proprie opinioni, privato dei propri diritti.

Il poeta domanda anche perché quel Dio che aiutò loro a respingere i Francesi, quel Dio che diede il coraggio a Giaele di conficcare un chiodo nel cranio di un generale, quel Dio che consentì al popolo ebraico di liberarsi dell'oppressione egizia separando le acque del Mar Rosso, quel Dio che non disse mai ai Tedeschi di soggiogare l'Italia, non avrebbe dovuto guidare il popolo italiano, stretto intorno ai santi colori della bandiera, alla rivolta e alla libertà?

Gli Italiani hanno numerose volte scrutato l'orizzonte nella speranza che qualche popolo intervenisse per porre fine all'oppressione straniera, oppressione che è stata debellata dallo stesso popolo italiano che è insorto per liberare la propria patria, per far sì che il popolo lombardo, ormai ridotto alle condizioni di un mendicante, potesse tornare alla libertà che gli era stata negata.

Il poeta considera, infine, sventurati tutti coloro che hanno partecipato alla liberazione del Lombardo-Veneto.

Questa poesia suscita in chiunque la legga emozioni forti, provate da coloro che la lessero più di cento anni fa e da quelli che la leggono oggi per la prima volta, emozioni immortali, note da tutti coloro che hanno creduto nella propria patria, emozioni che oggi rischiano di essere distrutte da persone che sono incapaci di comprendere che l'Italia oggi è libera ed unita grazie a migliaia e migliaia di giovani patrioti che hanno sacrificato la propria vita affinchè noi possiamo vivere la nostra, sacrificio ripagato quel magico giorno del 1861 con l'unità d'Italia,che, proprio nella ricorrenza del 150° anniversario dell'unificazione, potrebbe diventare vano.  

 

Buon compleanno, Italia!

di Chiara Di Maio III D

 1821. Sponda del fiume Ticino, confine tra Piemonte e Lombardia. I giovani patrioti, piemontesi e lombardi si stringono le “destre” per suggellare  un patto importante: non dovranno più esistere barriere tra le terre italiane e, o moriranno insieme, o saranno fratelli in una patria finalmente libera.
E’ questa la prima immagine che si apre nella mente di chi legge “Marzo 1821” di Alessandro Manzoni. Subito si pensa ai volti di quei giovani, pieni di gioia e di orgoglio per il gesto che stanno compiendo: finalmente possono agire, dopo essersi preparati “nell’ombra” delle cospirazioni segrete. Ma questa immagine svanisce quando si viene a sapere che tutto ciò non è accaduto realmente. Fu il poeta ad immaginare il passaggio come già avvenuto, precorse di eventi e compose l’ode nel 1821. Ma non poté pubblicarla. In essa, infatti, esprimeva concetti rivoluzionari non proprio bene accetti nella società dell’epoca.  Ecco infatti i pensieri politici che il Manzoni esprime nella sua ode civile: come prima cosa, egli vede il popolo italiano unito, indivisibile e ce lo spiega con una similitudine: solo chi potrà distinguere nel Po le acque dei suoi affluenti, solo quello potrà separare di nuovo le genti italiane; presenta il cittadino lombardo come un mendicante, costretto a stare nella sua terra accolto per pietà dall’oppressore straniero, con il volto “sfidato e dimesso”, senza il diritto di essere padrone del proprio destino,  obbligato ad accettare come legge “l’altrui voglia”; si rivolge agli oppressori stranieri: li invita a “levare le tende” da una terra che a loro non appartiene, che si sta scuotendo tutta, dalle Alpi alla punta più meridionale della Calabria, che pian piano si sta ribellando a tutto ciò che la opprime.  Inoltre il Manzoni accusa gli stranieri di portare sulle loro bandiere la vergogna di un giuramento tradito, una promessa che appoggiava la libertà dei popoli sottomessi e aboliva la legge del più forte;  fa sentire la propria voce di cattolico-liberale: invita gli Italiani ad avere fiducia in quel Dio che soccorre tutti i popoli ed aspettare il suo aiuto; si rivolge all’Italia. La esorta a non temere, perché dove si piange per il dolore degli altri , dice: “non c’è cor che non batta per te”.  
Le ricorda che i suoi figli, stretti intorno ai “santi colori” sono pronti a combattere per la sua libertà e vinceranno;
conclude con un’immagine molto toccante, un padre racconta ai suoi figli le giornate della liberazione, anche se, purtroppo,  non ha potuto esserci e non ha potuto quei giorni salutare la bandiera italiana vincitrice.

Questa poesia del Manzoni mi ha fatto molto riflettere, specialmente leggendola in questo periodo, in cui fervono i preparativi per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Pensieri come il concetto di Nazione “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”, mi fanno ricordare più che mai di essere italiana, di appartenere ad uno stato unito, che ha dovuto soffrire e lottare per la sua libertà, che condivide da sempre gioie e dolori, che tiene sempre presente la propria cultura e le proprie origini.
Adesso, il nostro paese è scosso da nuovi fermenti, purtroppo non rivoluzionari, ma secessionisti. Infatti, alcuni partiti vorrebbero far ritornare l’Italia divisa tra Nord e Sud e lacerata dall’odio tra regione e regione, tra italiani e italiani. Proprio queste persone che oggi si rifiutano di festeggiare il 150° anniversario dell’Unità, che negano gli sforzi dei padri della nostra patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour, e quelli dei giovani morti in battaglia. Tutto ciò è assurdo, secondo me. Infatti, ognuno, nel proprio piccolo, deve tener presente e ricordare di essere Italiano e festeggiare con orgoglio il 150° “compleanno” della nostra patria.

1861 – 2011: Auguri, Italia!

 

 

IL TRICOLORE

Ricerca di Martina , Miriam, Carmen, Chiara , Giorgia  II F

 

Non tutti conoscono la storia della nostra Bandiera, e neppure il significato dei tre colori che la compongono. Secondo un'antica poesiola scritta nei "sussidiari" delle scuole elementari di un tempo, nel vessillo dell'Italia ci sarebbe il verde per ricordare i nostri prati, il bianco per le nostre nevi perenni, ed il rosso in omaggio ai soldati che sono morti in tante travagliate guerre. Su questo tema hanno profuso rime anche poeti di fama come Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Renzo Pezzani, Ada Negri.  Davvero il verde dei  prati, il bianco delle nevi, e il rosso di un sangue versato tra le lacrime di un'intera nazione per duecento anni è la trasposizione allegorica del nostro Tricolore? Può essere il tema di una filastrocca, ma è inconcepibile che una penisola frazionata in tanti piccoli stati, abbia avuto col Risorgimento la forza di unirsi per celebrare prati e nevai. Nasce quindi il sospetto che l'ignoto cantore di tale favola abbia voluto nascondere una realtà ben diversa, e molto più seria e drammatica. Una verità difficile da gestire quando oggi,  grazie ai motori di ricerca come Google, la storia patria reale, è interamente riscritta.
La bandiera italiana è nata nel 1794, quando due studenti di Bologna, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, tentarono una sollevazione contro il potere assolutista che governava la città da quasi 200 anni. I due presero come distintivo la coccarda della rivoluzione parigina, ma, per non far da scimmia alla Francia, cambiarono l'azzurro col verde. Il significato allegorico è rimasto comunque lo stesso: un Tricolore come traguardo di un popolo che mirava ad avere Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza. Tre obiettivi senza i quali non ci può essere Dignità, Democrazia, Prosperità. La cronologia della nascita del Tricolore sta in poche date:  il 14 novembre 1794 appare per la prima volta come coccarda puntata sugli abiti dei patrioti nella sommossa di Bologna…  Il 18 maggio 1796 i colori di questa coccarda sono accettati da Napoleone, a Milano, e questi consegna alla Guardia Civica, alla Legione Lombarda e alla Guardia Nazionale una bandiera a strisce verticali verde, bianca e rossa. (Nel corso di questa cerimonia Napoleone specifica che questi tre colori provengono dalla coccarda della sollevazione bolognese, infatti, dice testualmente: "Visto che loro (i due studenti) hanno scelto questi tre colori, così siano". Il 9 ottobre 1796 (18 vendemmiaio anno V) La legione Italiana emanazione della Legione Lombarda riceve dal Bonaparte un Tricolore con la stessa composizione della coccarda di De Rolandis e Zamboni. Il 18 ottobre dello stesso anno, (27 vendemmiaio) il senato riunito a Bologna e Modena decreta che sia creata una bandiera a bande verticali con questi tre colori, simbolo della nuova Repubblica Cispadana, prima tappa di una nuova Repubblica Italiana. Il 7 gennaio del 1797 a Reggio Emilia, i convenuti delle assise fanno proprio il nuovo stendardo e s’impegnano a che esso diventi universale.

 www.radiomarconi.com

 

 

L'unità  d'Italia

 

 

 

 

Poesia scritta da Luisa Esposito                             5C    Circolo Didattico V. Veneto

 

150  anni l’Italia fa
e ai tempi antichi il pensiero va:
tanti soldati diedero la vita
facendo volare lo spirito patriota.

Per l’Italia indipendente
s’adopera il combattente,
facemmo tre guerre,
per riconquistare le nostre terre.

Molti si ribellarono
ed agli austriaci gridarono:
vogliamo libertà e democrazia,
vogliamo libera la via!

Ed ora ogni italiano
può tenersi la mano,
può dire ciò che vuole
e cantare sotto il sole.